Nella letteratura Vedica, un posto di rilievo spetta certamenta al libro Ramayana di Maharishi Valmiki.
È una delle due grandi epiche che formano l’anima della nazione Indiana.
Il Ramayana proclama la grandezza di una vita d’azione basata sui principi di giustizia e di dovere.
Sprona tutti gli uomini a diventare incarnazioni del ‘Dharma’ (dovere), in quanto una vita senza Dharma non è degna di questo nome.
Narra della lotta tra Rama (incarnazione del Dharma) e Ravana (incarnazione dell’Adharma).
Il Ramayana è una guida completa alla piena realizzazione di Dio. È un libro che contiene l’essenza di tutti i Veda e di tutte le Scritture.
E, cosa che non guasta, è un libro avvincente e bellissimo da leggere.
Vi consiglio la versione curata da Swami Venkatesananda edita dalle ‘Edizioni Vidyananda’ (ISBN 88-86020-10-4).

Come molte Sacre Scritture, anche il Ramayana ha più chiavi di lettura. La prima, immediata, è quella del racconto storico. Vi si parla di una guerra, del suo svolgimento e della sua conclusione.
Ad una più attenta analisi si vede come le lotte descritte siano in realtà quelle che avvengono in ciascuno di noi: rappresentano l’eterna battaglia tra le forze del bene e quelle del male.
Letto in questo modo, vedendo cioè nel libro uno specchio nel quale si riflette il nostro cuore e la nostra mente, il Ramayana assume la qualità di ‘Guru’, di Maestro, e può condurci alla scoperta della Verità.

Qui comunque mi limito alla parte puramente descrittiva, quella che possiamo chiamare storica.
È interessante almeno per due motivi: gli archeologi cominciano a trovare riscontri concreti a quanto raccontato nel testo; il testo stesso racconta una guerra condotta con armi nucleari e oggetti volanti.
Ed è proprio su quest’ultima curiosità che voglio attirare la vostra attenzione.
Gli oggetti volanti descritti nel Ramayana, in realtà, compaiono in tutta la letteratura Vedica col nome di Vimana. E, anzi, esiste un volume che ne descrive la costruzione e che insegna come pilotarli.
(Vimana)

Dal Ramayana:
… Aksha saltò sul suo aereo, che era un velivolo eccezionale, ottenuto con molto impegno e sacrifici. Era placcato d’oro puro; aveva le torrette di pietre preziose; era azionato da otto propulsori, e poteva raggiungere la velocità della mente! …Era equipaggiato con otto torrette per lanciare missili, che puntavano nelle otto direzioni. …“.

Il Ramayana come detto descrive la guerra tra Rama e Ravana, re di Lanka (isola). Generalmente si è portati a identificare Lanka con l’odierno Sri Lanka.
È però molto improbabile che all’epoca dei fatti esistesse l’isola dello Sri Lanka e che quindi, lì, potesse essere identificato il regno di Ravana.
Molto più probabile si trattasse di un’isola nella valle dell’Indo, dove recentemente sono state scoperte città e rovine che trovano precisi riscontri nei Veda.
Sotto questa ottica si potrebbe identificare Lanka con l’attuale Mohenjo Daro (monte dei morti), un’antica città di circa 40.000 abitanti, improvvisamente abbandonata tra il 1.700 e il 2.500 a.C..
La città, sulla riva del fiume Indo, all’epoca di cui si parla era in realtà un’isola dello stesso e sorgeva sopra una collina. Aveva un altissimo livello di civilizzazione: la strada principale, larga sei metri, aveva sistemi di canali ai lati che servivano a ripulirla dalla polvere; erano previsti spazi per la raccolta dei rifiuti; i pavimenti delle case erano piastrellati e l’acqua corrente, sino al terzo piano, era assicurata da pozzi verticali; al centro si ergeva il granaio ed era dotata di una grande piscina pubblica.
Improvvisamente venne abbandonata dalla sua popolazione. Gli storici non riescono a darne una spiegazione accettabile, ma esistono indizi che la ricollegano al Ramayana.

Nella parte del poema chiamata “Uttara Kanda“, infatti, nel capitolo 23, è scritto:

Vedendo il loro esercito abbattuto in volo, i figli di Varuna, sopraffatti dalla pioggia di missili, tentarono di interrompere il combattimento. Stavano fuggendo sottoterra (3) quando videro Ravana sul suo Pushpaka Vimana. Cambiarono repentinamente rotta e si slanciarono verso il cielo con la loro flotta di macchine volanti. Una terribile lotta scoppiò nell’aria.”

Ravana rapisce Sita, figlia di Jawata re della città di Mithila e sposa di Rama, il quale dopo un’aspra battaglia ucciderà Ravana e libererà Sita. Nel capitolo 88 dell’Uttara Kanda si legge la reazione di Re Jawata:

Arderà Indra il reame di quel malvagio con una pioggia di polvere soverchiante. È giunta l’ora dello sterminio di quell’insano e dei suoi seguaci.

Quindi il dardo di Indra distrugge la roccaforte di Ravana. Ma il suo regno, posto fra i monti Vindhya e Saivala, gli odierni Aravalli e Sulaiman, corrisponde a Lanka, parola che significa isola, cioè Mohenjo Daro situata proprio su di un isola del fiume Indo.

Certamente considerazioni difficili da digerire, ma che sembra trovino conferma in alcuni fatti:

  1. Mohenjodaro, fiorente e popolosa città in riva all’Indo è “morta” improvvisamente in un’epoca imprecisata che gli archeologi hanno fissato entro limiti massimi del 1700-2500 a.C.
  2. Nelle sue strade, sono stati rinvenuti 44 scheletri, 43 dei quali risalenti al momento della fine della città. Il 44° è invece vecchio di pochi secoli fa e quindi non ci interessa.
  3. Le posizioni in cui sono stati trovati gli scheletri denunciano una morte improvvisa, ma senza segni di ferite d’arma bianca.
  4. Gli scheletri portano evidenti segni di calcinazione.
  5. La posizione in cui sono stati trovati , fa ritenere che le persone non si aspettassero di morire!
  6. Gli scheletri sono stati rinvenuti in una fascia semicircolare della città.
  7. Durante gli scavi sono state rinvenute pochissime armi.
  8. Sui ruderi della città sono state rilevate tracce di vasti incendi che hanno interessato soprattutto i piani più alti.
  9. Almeno uno dei pozzi della città è ancora attivo.
  10. I ruderi sono di altezze diverse. Collegandone le cime con una linea ideale si ottiene una retta che degrada verso il lato Sud-Sud-Ovest della città.
  11. Nel punto in cui questa retta ideale si congiunge al terreno, il suolo è ricpoerto , per una larga zona, di frammenti d’argilla fusi e vetrificati.
  12. Questi frammenti sono stati esposti, per un brevissimo periodo, ad un calore di migliaia di gradi.
  13. La maggioranza delle case sono state trovate prive delle suppellettili, come se la popolazione avesse EVACUATO la città…

Tutto lascerebbe quindi pensare ad una terrificante esplosione che abbia distrutto la città. L’arma usato era un’arma nucleare e ciò sarebbe dimostrato da molti ritrovamenti.
Innanzitutto alcuni manufatti carbonizzati che furono sottoposti per un brevissimo periodo ad una temperatura superiore ai 1.500 gradi centigradi (furono analizzati dal CNR italiano dai prof. Bruno Di Sabatino, Amleto Flamini e dal dott. Giampaolo Ciriaco) con conseguente vera e propria ebollizione delle pietre. Segue la radioattività riscontrata sugli scheletri trovati che sembrano essere stati proiettati al suolo da una forza immane e la radioattività, in misura ancora perisolosa, risontrata in tutta la città.
Tutto ciò è stato raccontato da Lord David William Davenport, un inglese profondo conoscitore dell’india e delle sue lingue, sanscrito compreso, in un libro intitolato ‘2000 a.C.: distruzione atomica’ (ed. Sugarco, Milano 1978) scritto insieme al giornalista Ettore Vincenti.

Siti e forum che trattano dell’argomento affollano la rete. Io mi limito a segnalarvene uno dove potete vedere anche alcune foto della città.

(Mohenjo-Daro: la Hiroshima dell’Antichità)

Spero con questo di avervi fatto venire la voglia del Ramayana, uno dei libri più belli della letteratura indiana.

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Mi sono imbattuto nel sito del fisico Marco Biagini che, alla teoria materialista imperante che vorrebbe ridurci ad un tubo digerente, ne contrappone una del tutto diversa e molto pià credibile.

Cerco di riassumere quanto da lui esposto in vari articoli, sperando di esserci riuscito.
Come al solito potete approfondire l’argomento agli indirizzi riportati in fondo.

Tutta la materia che ci circonda, sia allo stato solido, liquido o gassosos, così come quella che costisuisce i tessuti del nostro organismo è fatta di soli tre tipi di particelle: i protono, i neutroni e gli elettroni.

Le forme di interazione tra queste particelle sono quattro: nucleare forte, elettromagnetica, nucleare debole e gravitazionale. Di queste, l’interazione nucleare debole è circa cento miliardi di volte più debole di quella elettromagnetica ed ha un raggio di azione molto piccolo, circa un milionesimo di miliardesimo di centimetro. I suoi effetti quindi si limitano ad alcuni processi di decadimento radioattivo. L’interazione gravitazionale tra elettroni, protoni e neutroni è pure del tutto trascurabile.

Restamo quindi, per spiegare i fenomeni che osserviamo nella materia stabile (processi molecolari, chimici e biologici) le due interazioni restanti: nucleare forte e elettromagnetica. Se però consideriamo che l’interazione  nucleare forte è cento volte più intensa dell’interazione elettromagnetica, ma con un raggio di azione di circa un millesimo di milardesimo di millimetro (ordine di grandezza dei nuclei atomici), possiamo dire che il suo ruolo è quello di tenere saldamente legati i protoni ed i neutroni dentro il nucleo, mentre tutti i processi che osserviamo nella materia stabile sono determinati unicamente dall’interazione elettromagnetica.
La meccanica quantistica spiega molto chiaramente tutti i processi chimici in termini meccanicistici. Vale a dire che anche tutti i processi biologici sono spiegabili in termini meccanicistici.
La vita biologica consiste infatti unicamente in successioni di reazioni chimiche concatenate tra loro.

Concludendo, la scienza quindi ci fornisce una chiara e logica spiegazione meccanicistica della vita biologica.
Ciò che manca però è una spiegazione della vita psichica.
Gli elettroni e i quark non pensano, non sono nè tristi, nè felici, non provano nè piacere, nè dolore.
Il materialismo si sviluppò molto prima della meccanica quantistica, ai tempi in cui la biologia e la chimica venivano considerate scienze autonome ed indipendenti dalla fisica, A quei tempi la materia biologica veniva considerata su un piano diverso da quella inorganica e si riteneva che i processi biologici, ed in particolare quelli cerebrali, avessero natura diversa dai processi della materia inorganica.

La meccanica quantistica ha scientificamente dimostrato la falsità di queste opinioni. Oggi sappiamo che sia la materia che i processi cerebrali hanno la stessa identica natura della materia inorganica e dei suoi processi; e tali processi sono determinati unicamente dalle leggi dell’elettrodinamica quantistica.

L’affermazione, tipicamente materialista, che le reazioni chimiche e gli impulsi elettrici nel cervello generano le sensazioni, le emozioni ed i pensieri, è sbagliata sul piano scientifico, dato che le reazioni chimiche, sia dentro che fuori dal cervello consistono solo in un cambiamento di configurazione geometrica dei nuclei atomici, con un conseguente riassestamento degli elettroni. Gli impulsi elettrici, sia dentro che fuori dal cervello, sono in realtà solo elettroni in movimento; le leggi della fisica stabiliscono che gli impulsi elettrici generano solo onde elettromagnetiche che si propagano nello spazio alla velocità della luce. Gli impulsi elettrici del cervello sono quindi del tutto equivalenti a quelli che attraversano una lampadina, e non generano alcuna sensazione, emozione o pensiero.

Ma allora chi crea le sensazioni, le emozioni e la coscienza?

Ciò che possiamo affermare è che la causa dell’esistenza della coscienza, delle sensazioni, delle emozioni e dei pensieri è un’entità nè materiale, nè fisica. Possiamo chiamare tale entità col nome che ci pare, mente, psiche, anima o spirito.

A prescindere dal nome, il risultato fondamentale è che questa entità certamente esiste nell’uomo, e quindi l’uomo non è soltanto un organismo biologico. Nell’uomo c’è qualcos’altro che trascende la realtà fisica, materiale e biologica.

Questa entità (psiche) è in interazione col cervello (se tale interazione non esistesse l’uomo non potrebbe mai conoscere la realtà esterna). Ciò implica che una qualsiasi alterazione delle normali funzioni cerebrali si rifletta anche sulla psiche. Ciò spiega tra l’altro come droghe e traumi cerebrali abbiano un effetto non solo sul cervello, ma anche sulla psiche.

Resta la domanda finale.
Come nasce la nostra mente o psiche?

Sulla base delle conoscenze scientifiche possiamo solo affermare che la nostra psiche non nasce a causa di processi fisici, chimici, o biologici. La causa dell’esistenza della nostra psiche, in altre parole, trascende le leggi della fisica e la realtà materiale.

Dr. Biagini
Dottore di Ricerca in Fisica dello Stato Solido.

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L’ing. Marco Todeschini (1899 – 1988 ) è, tra le voci ‘fuori dal coro’, una fra le più interessanti ed eclettiche.
Partendo dall’osservazione che la fisica moderna non è in grado di arrivare a conclusioni unitarie e che, dopo aver postulato l’esistenza di uno spazio vuoto (nel senso letterale del termine), ha poi dovuto attribuirgli comunque tutte le caratteristiche dinamiche di uno spazio fluido mobile e denso (curvature variabili e sede di forze), ha sviluppato una sua teoria che, allontanandosi da Newton, si riavvicina a Cartesio.

Del resto da Newton si era già allontanati Heisemberg.

Schrodinger dal canto suo ammetteva un’onda astratta legata alla probabilità di trovare un corpuscolo, rinunciando quindi a spiegare come la vibrazione energetica si trasmette nello spazio vuoto e perchè mantiene la stessa frequenza della sorgente che lo emette.

L’intuizione fondamentale di Todeschini fu quella di mettere in discussione il concetto newtoniano di vuoto sostituendolo con quello di etere in movimento e vorticoso e spiegando tutti i fenomeni fisici sulla base della legge della fluidodinamica.
Con tale presupposto arriva, con semplici formule, ad unificare la fisica, la psicologia e la biologia. Il tutto senza ricorrere a concetti astrusi e senza dover contraddire la fisica classica galileiana.

In sintesi secondo la sua teoria, chiamata anche Teoria delle Apparenze, tutti i fenomeni che noi percepiamo non sono che ‘apparenze‘ che nascono dall’effetto generato nella nostra psiche, dal movimento del fluido cosmico quando viene a contatto con i nostri sensi.

Sono apparenze quindi il suono, la luce, il sapore, l’odore, la forza, il calore, l’elettricità, eccetera, poichè non sono altro che l’elaborazione psichica degli stimoli nervosi che scaturiscono dall’incontro tra il movimento del fluido universale, di diversa frequenza, e i nostri organi sensori, che arrivati al cervello, sede della psiche, vengono trasformati nelle sensazioni relative, mentre in realtà non sono che onde d’etere silenti, buie, insapori, incolori, atermiche, diverse solo nella loro frequenza.

Straordinaria conseguenza di questa Teoria è il fatto che se è vero che tutto viene generato dai movimenti dell’etere cosmico anche la materia ed i suoi campi di forze devono esserne figli.
Ed infatti, Todeschini, dimostra come tutto possa essere originato, dai nuclei atomici alle galassie, dal movimento di vortici sferici di tale sostanza che roteando a velocità superluminale attorno al loro centro creano, per attrito, la rotazione di strati concentrici successivi, formando così le particelle ultramicroscopiche costituenti la materia e che, a seconda del loro verso di rotazione, creano le forze attrattive o repulsive che le contraddistinguono e che sono responsabili delle forme di aggregazione della materia stessa.

Approfondendo i suoi studi capì che per arrivare ad una visione unitaria del creato bisognava studiare anche la realtà biologica perché intermediaria nella comprensione dei fenomeni.
Con 10 equazioni psico-fisiche che generalizzano la legge d’inerzia di Newton (F=ma), Todeschini dimostra la corrispondenza fra le decelerazioni della materia contro il corpo umano e le sensazioni che sorgono nella psiche svelando che tutte le sensazioni seguono tale legge (Sn=ma).
L’enorme importanza di ciò consiste nel fatto che per la prima volta si vengono ad introdurre nelle scienze esatte, oltre ai fenomeni fisici oggettivi, anche i corrispondenti fenomeni fisiologici e psichici soggettivi, sinora trascurati.

A sostegno della sua teoria realizzò strumenti di misura ed esperimenti di laboratorio che confermarono in pieno le sue teorie.
Celebre l’esperimento con due raggi di luce in direzione del movimento della terra, uno opposto all’altro, che confermarono come la velocità stessa della luce nelle due direzioni sia diversa e che la differenza sia uguale appunto alla differenza tra la velocità teorica, da lui determinata, del fluido spaziale intorno alla terra e quella della terra stessa.
La controprova è data dal fatto che i due raggi di luce viaggiano alla stessa velocità qualora la direzione di entrambi sia ortogonale alla direzione precedente.

Eclatante l’invenzione del ‘motore a forza propulsiva centrifuga‘ (brevetto 312496-1933) costituito da due masse che ruotano indipendentemente ed in maniera sincrona attorno al loro centro e contemporaneamente rivoluiscono attorno ad un centro comune, sì che la forza centrifuga risultante può essere orientata nella direzione e nel senso desiderati.
Il motore è basato sul concetto che la decelerazione centripeta delle masse trova reazione nello spazio fluido ambiente e che tale reazione si identifica con la forza propulsiva centrifuga.
Il funzionamento del motore dimostra perciò sperimentalmente la fluidità dello spazio.

Oggi un sistema di propulsione di questo tipo, denominato ‘propulsione non newtoniana‘ è oggetto di studi e ricerche, in italia, da parte dell’A.S.P.S (Video, Home)

Questa concezione della realtà interamente dominata dall’etere e dai suoi moti, è profondamente radicata nella concezione filosofico-religiosa delle civiltà orientali, quando ci parlano di un “Prana” che pervade l’universo, e che rappresenta anche il continuo soffio divino.

Il concetto di “vortice” non è solo un parto della mente di Todeschini, ma è stato preso in esame anche da fisici che hanno operato poco tempo dopo di lui.
L’idea di vortice e di etere è stata ripresa anche da altri scienziati come ad esempio i fisici Roberto Palmieri, Cesare Colangeli e Luigi Borello, secondo i quali se lo spazio fosse veramente vuoto, allora determinate forme di energia non avrebbero alcuna possibilità di trasmettersi attraverso lo spazio stesso, poiché venendo meno l’assorbimento di energia da parte della materia, verrebbero meno le “proprietà di memorizzazione” di qualunque evento che si verifica nell’Universo.

Recentemente il russo Akimov ha sviluppato un modello molto sofisticato di fisica teorica che considera l’esistenza dei vortici nel vuoto quantistico – che come si sa non è realmente vuoto bensì costituito da un continuo ribollire di particelle e anti-particelle virtuali – i quali sarebbero creati da tutti gli oggetti dalle particelle alle galassie. Questo è davvero molto simile a quanto pensato da Todeschini, con la differenza che qui l’etere assume una connotazione molto aggiornata ai nuovi modelli della meccanica quantistica, mentre Todeschini ne fornisce una interpretazione sostanzialmente di fisica classica (fluidodinamica, per la precisione).
E sempre secondo Akimov, dunque anche il nostro cervello è un trasduttore di campi di torsione.
Ma se si esclude la differenza di trattazione tra Todeschini e Akimov, anche in questo caso ci troviamo di fronte allo stesso concetto di fondo: vortici di etere governano non solo la materia, ma anche la psiche tramite quella centralina elettronica (come la definiva Todeschini) che è il cervello, e viceversa.

Concetti del genere vengono esplorati da diversi altri ricercatori come ad esempio il premio nobel per la fisica britannico Brian Josephson, quando si accorge che dietro le leggi apparentemente casuali e statistiche della meccanica quantistica, si celano leggi più grandi e senzienti che generano il meccanismo della Vita, un meccanismo che si sviscera dalla visione che noi abbiamo oggi del concetto di “etere”, ovvero il vuoto quantistico, che invece vuoto non è. Concetti del genere vengono a tutt’oggi ripresi anche dal fisico e filosofo dei sistemi ungherese Ervin Laszlo, ma erano stati considerati in maniera molto approfondita anche da grandi geni dell’elettromagnetismo come Nikola Tesla.

Perchè allora Todeschini viene ignorato dalla scienza ufficiale?

Il motivo è molto semplice.
Nella sua opera Todeschini si dichiara apertamente avversario delle teorie einsteniane perchè negano l’esistenza dell’etere e perchè dichiarano la velocità della luce come la massima raggiungibile nell’universo. Nella Teoria delle Apparenze giunge addirittura a dimostrare l’infondatezza del pensiero di Einstein.
Viene quindi a demolire due pilastri fondamentali su cui si basa tutta la scienza ufficiale: le teorie di Newton e di Einstein e rivaluta il pensiero di Cartesio.
Non contento di questo dimostra l’esistenza delle forze spirituali.
Facile quindi immaginare la reazione degli scienziati ortodossi, dichiaratamente positivisti, di fronte a tali asserzioni.

Ma il tempo è galantuomo.

L’etere cacciato dalla porta, rientra dalla finestra attraverso teorie e prove di laboratorio legate alla fisica quantica.

Alcuni collegamenti (da cui ho tratto quanto scritto) a chi vuole approfondire:

Un ricordo di M. Todeschini
A.C.N.R. – Archivio Todeschini
A.C.N.R. – La fisica
A.C.N.R. – Gli esperimenti decisivi
Esperimenti (PDF)
PsicoBioFisica
Intervista a Antonella Todeschini
Marco Todeschini
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