marzo 2010


Mi sono imbattuto in un sito che parla di Serge Kahili King. Più precisamente in un suo articolo (di cui riporto l’essenziale a fine pagina) che insegna un metodo di guarigione alquanto inusuale. Lo riporto, insieme ad alcune notizie sull’autore, per quanti vogliano provarlo, visto che male non può fare.

Serge Kahili King
Serge Kahili King è stato avviato alla pratica di sciamano Huna da suo padre all’età di quattordici anni, dopo un percorso che lo ha portato a laurearsi in psicologia presso la California Coast University, un Master in International Management presso la American Graduate School of International Management (Thunderbird) in Arizona, ed un Bachelor’s degree in Studi Asiatici presso l’University of Colorado, il Dr. King è il curatore del Museo d’Arte Hawaiana di Kauai dove sono esposte opere hawaiane e manufatti africani.
Nel suo background troviamo anche un’esperienza di vita e lavoro in Africa dove diresse comunità, fondò ed amministrò scuole, programmi nutrizionali, sociali e agricoli. Per i servizi resi al popolo africano, il Presidente del Senegal Leopold Sedar Senghor, lo insignì della medaglia al Grand Ordre National du Senegal.
Oggi insegna alle persone come usare le pratiche sciamaniche e di guarigione spirituale ed usa le sue conoscenze per aiutare il prossimo a scoprire il proprio potere creativo.

Sciamanismo Huna
L’aspetto fondamentale della filosofia Huna è che ciascuno di noi crea la propria personale esperienza della realtà. Ognuno crea il suo mondo. Questo avviene attraverso le proprie personali convinzioni e interpretazioni, l’insieme di pensieri, idee, sensazioni, emozioni, le particolari azioni e reazioni. Huna mira a migliorare la qualità della propria vita, a far ritrovare la padronanza di se stessi, a contattare il sé inferiore, il sé superiore, a creare un’armonica risonanza fra gli aspetti di sé e il mondo.
Ogni essere umano nasce in un mondo precostituito da cui riceve immediatamente le istruzioni per l’uso, ovvero insegnamenti su come è la realtà e come ci si deve muovere in essa. La socializzazione porta all’interiorizzazione di schemi, modelli comportamentali e abitudini. Le personalità e le proprie convinzioni principalmente derivano da questa socializzazione (Matrix) così come il modo di pensare, di agire, di interpretare la realtà e di plasmare l’esperienza di vita.
Nel descrivere la realtà, qualunque realtà, gli Huna sanno che chiunque fa uso di sistemi di classificazione e che la classificazione stessa, essendo una utile, ma arbitraria modalità descrittiva, può ad ogni momento essere annullata per procedere a nuove, più utili classificazioni.
Gli Huna pensano che noi siamo co-creatori dell’universo. Questa convinzione in realtà pertiene a tutti i grandi sistemi religiosi mondiali nella loro parte più esoterica e si rifà al concetto di unità con il divino: tutto è Uno. Per gli Huna Dio e l’Universo sono Uno, cioè esattamente la stessa cosa e noi ne siamo parte. Questo indica all’uomo la responsabilità del suo enorme potere creativo attraverso le sue grandi qualità essenziali, ovvero l’Amore, l’Intelligenza e l’Energia.
( – Che cos’è lo sciamanismo degli Huna)

Forme di guarigione

…Dopo attenta riflessione decisi di sperimentare con quattro simboli, ciascuno accompagnato da una sola parola di comando:

Cerchio – Guarigione!
Triangolo – Aumenta!
Quadrato – Rafforza!
X – Stop!

Il modo in cui ho usato tutto ciò, è stato quello di pensare a ciò che volevo influenzare, proiettarci sopra col pensiero uno dei quattro simboli e fissare l’attenzione sulla parola chiave. La ripetizione è parte del processo.
Ecco alcune delle mie esperienze:

  1. Una mattina sentivo una tensione alle mie spalle e provavo una leggera depressione. Durante il tragitto alla Talk Story ho immaginato un cerchio sulle mie spalle mentre dicevo “Guarisci la tensione!”. Poi ho messo un triangolo dentro al cerchio e ho detto “Aumenta la mia auto-stima!”.
    Immediatamente ho iniziato a sentire un attenuamento della tensione che era sparita completamente quando raggiunsi il nostro museo dove si tenevano le conferenze. Durante il tragitto avevo ripetuto il processo parecchie volte. …
  2. Ho sperimentato ancora l’uso dei simboli per vari dolori, malanni, tensione e stati d’animo e ho ottenuto risultati molto rapidi.
  3. Ha dato risultati in molte occasioni anche per manifestazioni di volontè e desideri.
    …”

( – Healing Shapes by Serge Kahili King)

Pubblico due articoli de “Il Giornale” sull’argomento. Eccoli:

Manicomio Italia
Il Tar ha bocciato l’ammissione della lista Pdl della provincia di Roma per le elezioni regionali nel Lazio. I giudici amministrativi quindi hanno ritenuto ininfluente il decreto salva liste varato dal governo e firmato dal Presidente della Repubblica, che dei giudici è anche il capo. Tutto finito dunque per il Pdl laziale? Probabilmente sì, ma non è detto. Oggi la Commissione elettorale romana potrebbe riammettere la lista in forza dello stesso decreto, ma la sua decisione rischia di essere successivamente annullata, su richiesta della sinistra, dallo stesso Tar. Il quale però potrebbe essere smentito dal ricorso che il Pdl si appresta a fare al Consiglio di Stato, ultimo grado della giustizia amministrativa. Ma quest’ultimo dovrebbe altresì tener conto dell’eventuale verdetto, ammesso che arrivi in tempo, della Corte Costituzionale alla quale si sono rivolte le giunte (di sinistra) di Lazio e Piemonte per fare dichiarare illegittimo il decreto governo-Napolitano.
Governo contro giudici, giudici contro burocrati, burocrati che smentiscono giudici e Quirinale. Una commedia all’italiana, un vero manicomio. Chi ci capisce qualche cosa è bravo. L’unica cosa certa è che è in corso un accanimento feroce contro il primo partito del Paese. Visto che non riescono a farlo fuori nelle urne, ci provano, tanto per cambiare, per via giudiziaria. È bastato che il Pdl scoprisse un piccolo nervo che gli avvoltoi lo hanno agguantato e ora, con gli artigli piantati, non lo mollano più. Ricorsi, carte bollate, picchettaggi, piazze mobilitate, sputtanamenti di tutti, capo dello Stato compreso: la sinistra accecata dall’odio non si ferma davanti a nulla. La legge è uguale per tutti, tuonano. Appunto. Ma oggi (vedi tabella a fianco) vi dimostriamo, documenti alla mano, che così non è. Per identici errori formali nella presentazione delle liste i giudici hanno respinto le firme per Roberto Formigoni e passato quelle per il candidato Pd, Filippo Penati. Non solo.
Come vi dimostriamo a pagina 3, i giudici sono indipendenti ma hanno le loro, diciamo così, simpatie. Nell’ufficio della magistrata romana che non ha accolto le liste Pdl c’è una grande fotografia di Che Guevara. Non è reato ma, siamo uomini di mondo, qualche cosa vorrà pur ben dire. È evidente che qualcuno si sta impegnando perché non tutti gli italiani che lo desiderano possano votare Pdl. Che poi è proprio quello che da anni volevano i democratici Bersani, Di Pietro e amici, togati e no.
(Alessandro Sallusti -9 marzo 2010)

Firme in Lombardia: le prove della vergogna

Ore e giorni passati a spulciare le liste elettorali, come fossero mandarini dell’impero cinese. La teoria dei «due pesi e due misure» – denunciata dai colonnelli del Pdl dopo l’esclusione del centrodestra dalle prossime regionali decisa dalla Corte d’Appello – diventa un dossier di 50 pagine consegnato ai candidati e agli esponenti del partito. Un documento interno alla coalizione acquisito come vademecum pre-elettorale, e con cui il Popolo della libertà ribadisce l’ipotesi di un disegno ordito da «diversi soggetti» – così li aveva chiamati Roberto Formigoni nei giorni scorsi – che avrebbero cercato di fare fuori il listino del governatore, favorendo il democratico Filippo Penati nella corsa verso le urne.

Il documento – datato 8 marzo – è firmato dal coordinatore regionale e presidente della Provincia Guido Podestà, e dal deputato del Pdl Massimo Corsaro. Il leit motiv non cambia: la Corte d’Appello, a parità di irregolarità formali, avrebbe annullato solo quelle del Pdl, salvando invece quelle del Pd. A pagina 10 del dossier, le «prove». Una accanto all’altra, le sottoscrizioni contestate. Cancellati i nomi dei firmatari per garantirne la privacy, si procede in parallelo. Da un lato quelle del centrodestra, annullate. Di fianco, quelle del centrosinistra. Valide. E allora, 25 firme annullate alla lista «Per la Lombardia» perché l’autentica è priva del timbro tondo. Stesso problema, ma 23 firme di «Penati Presidente» vengono prese per buone. Avanti, 23 sottoscrizioni del centrodestra cancellate perché prive della qualifica dell’autenticante, e 23 del Pd accettate.

Ancora, 25 adesioni pro-Formigoni in cui non compare il luogo dell’autentica si perdono per strada, mentre 9 del Partito democratico ugualmente «difettose» passano indenni la verifica dell’ufficio regionale della Corte d’Appello.
Mancano sottoscrittori nel certificato d’iscrizione cumulativo alle liste elettorali? Noi – denunciano ancora Corsaro e Podestà – perdiamo tre firme, mentre il Pd ne conserva 5 viziate dallo stesso «cavillo». A Venegono – come già raccontato nei giorni scorsi dal Giornale – si dimenticano di specificare «Inferiore», e a Mariano Comense siglano Mariano «C.se»? Firme perse. Cambio lato, e 24 sottoscrizioni del centrosinistra vengono accettate nonostante il luogo di iscrizione alle liste elettorali sia «P.B.». Peschiera Borromeo, pare.

Così, una data di nascita difforme rispetto al certificato di iscrizione costa una firma a Formigoni, ma non a Penati. Perché il signor Giancarlo, nato nel Monzese il 14 maggio del 1928, sul modello depositato in tribunale diventa Gianpaolo, e ringiovanisce pure di un mese (14/06/1928). Però Gianpaolo vale. Fino al caso di Francesco Prina, consigliere regionale del Pd, che ha autenticato 7 firme senza essere abilitato a farlo. E ancora: timbri sbagliati, documenti mancanti, dati illeggibili e – si legge nel documento – «diverse correzioni e integrazioni di dati» nelle liste del centrosinistra che avrebbero dovuto essere invalidate. Ma, insiste il Pdl, così non è stato.
Dalle denunce ai quesiti.

Pagina 8, otto domande al capitolo «Fatti e stranezze».

  1. «Come si spiega – si chiedono Podestà e Corsaro – l’incredibile celerità con cui la richiesta di accesso agli atti formulata dai Radicali è stata concessa, e per di più per via telefonica e senza alcuna documentazione di merito?».
  2. «Perché è stato autorizzato l’accesso, in difformità dal comportamento della grandissima maggioranza degli Uffici elettorali che in Italia hanno ricevuto analoga richiesta, e in difformità anche dal comportamento dell’ufficio elettorale circoscrizionale di Milano?».
  3. (punto sul quale i legali del centrodestra hanno insistito fin dall’inizio). «Perché l’Ufficio elettorale ha consentito al Partito radicale di presentare ricorso non sulla propria esclusione, ma sulla regolarità della documentazione di un’altra lista?».
  4. «Quale articolo della legge elettorale consente tale procedura, dal momento che l’articolo 8 della stessa legge dichiara che la funzione dell’Ufficio in questa fase termina con la dichiarazione di ammissione, già emessa in data 28 febbraio?».
  5. «Come e da chi è stato fatto un lavoro così approssimativo di verifica delle liste?».
  6. «Non si è violata la privacy» dei firmatari, consentendo ai Radicali di fotocopiare gli atti?
  7. «Perché la verifica delle liste concorrenti è stata autorizzata al Pdl solo in presenza dei rappresentanti di tali liste, mentre la verifica della lista Pdl è stata consentita ai Radicali senza la presenza dei testimoni?».
  8. «Come mai non è stata fatta sulle liste Penati la stessa revisione che ha portato all’esclusione di Formigoni?».
    (Enrico Lagattolla – 9 marzo 2010)

Quanto accaduto nella presentazione delle liste per le elezioni regionali si presta ad alcune considerazioni e ad una premessa.
La premessa la prendo direttamente da quanto scritto da Arturo Diaconale su l’Opinione, che condivido appieno:

“A dispetto di quanto sostiene Antonio Di Pietro i golpe si realizzano per impedire ai cittadini di andare a votare. Non per consentire loro di esercitare il diritto fondante della democrazia. Ed a dispetto di quanto afferma Emma Bonino i prepotenti sono quelli che bloccano l’accesso agli uffici elettorali e scippano ai cittadini la possibilità di partecipare in prima persona alla vita pubblica del paese. Non quelli che mettono in condizione gli abitanti della Lombardia e del Lazio di esprimere liberamente il proprio voto. Golpisti e prepotenti, quindi, non sono quelli che sollecitano il governo a risolvere il nodo politico nato dall’imperizia di alcuni e della malizia di altri e che rischia di impedire ad alcuni milioni di elettori italiani di sostenere il proprio partito. Ma sono proprio gli altri. Quelli che non avendo alcuna possibilità di ribaltare i tradizionali rapporti di forza tra centro destra e sinistra in Lombardia e non sapendo come negare ai cittadini del Lazio la possibilità di sperimentare una giunta regionale diversa da quella di Piero Marrazzo, sperano di vincere con il trucco e con l’inganno a tavolino.”

In quanto alle considerazioni, eccole:

  1. la sinistra ha finalmente mostrato il suo vero volto ed il suo vero obiettivo: costruire un sistema in cui sia proibito agli avversari di competere. La lista unica di disgraziata memoria vigente a suo tempo in URSS e nei paesi satelliti è evidentemente ancora molto desiderata dai compagni nostrani (ed è forse l’unico mezzo che hanno, qui, come allora sotto Stalin, per poter vincere).
  2. il pericolo insito nella magistratura dove una parte politicizzata (non affatto numericamente limitata, anzi) può avere un peso inaccettabile sulla politica. E’ bene ricordare il caso di Milano ove la lista di Formigoni non aveva alcun motivo per essere esclusa così come di fatto invece è avvenuto (c’è voluta la sentenza del TAR per riconoscerlo e rimettere le cose a posto). Sempre per quel che riguarda il Tribunale di Milano lascia sconcertati il fatto che le contestazioni fatte a Formigoni, potevano essere fatte per gli stessi argomenti ed in numero maggiore alle altre liste, comprea quella del PD. Ed invece, per una curiosa fatalità, sono state sollevate unicamente contro Formigoni (senza peraltro averne la legittimazione), ma non agli altri che, per i giudici, rappresentavano evidentemente la parte politica corretta.
  3. la signora Bonino farebbe meglio a ricordarsi di quanto avvenne nel 1995, quando proprio il partito radicale gridò e si disperò tanto da ottenere una proroga di 48 ore per la presentazione delle liste elettorali in modo da riuscire a presentare le proprie (decreto legge firmato dall’allora Presidente della Repubblica Oscar luigi Scalfaro). Non mi risulta che allora Pannella e compagni si siano strappate le vesti a difesa della “democrazia calpestata” (nè che qualche imbecille se la sia presa con Scalfaro). Ma che razza di gente siano i radicali e quali danni al cervello possa provocare la droga, lo sappiamo bene.

Il secondo punto è indubbiamente il peggiore perchè, per quel che riguarda il primo, era ben noto, a tutti coloro che hanno un minimo di cervello, quale fosse il concetto di democrazia nella nostra sinistra, mentre per il terzo è ormai scientificamente noto il danno provocato dalla droga, per cui non serve ribadirlo ulteriormente.
La magistratura politicizzata è invece un problema, sotto gli occhi di tutti, che non può essere ancora tollerato a lungo.

Mi auguro che si ponga presto mano a questo problema, vero cancro della nostra democrazia.

Dopo aver provato per anni ad andare al potere per via giudiziaria senza peraltro riuscirci, hanno ora inaugurato un nuovo sistema: andare al potere per assenza di avversari.

Idea geniale, messa in opera con un misto di violenza e supporto giudiziale, ma che ringraziando Iddio sembra essere destinata a fallire.

Chissà cosa si inventeranno la prossima volta. La guerra civile? O il terrorismo ai seggi?