Trascrivo un articolo di Bruno Vespa sul ministro Brunetta. Eccolo:

“In quarant’anni di mestiere ne ho viste tante, ma non mi era mai capitato di assistere alla standing ovation per un ministro. Un ministro, capite? Chi è un ministro per le persone comuni? Uno della casta, uno che talvolta predica bene e più spesso razzola male. Se è un vostro avversario, è un filocomunista o un servo di Silvio Berlusconi; se è un vostro amico, è comunque uno che non la racconta sempre giusta. Insomma, un ministro.

Per giunta un ministro per la Riforma della pubblica amministrazione, o della Funzione pubblica, o come diavolo si chiama quel disgraziato che a turno, da qualche decennio, dovrebbe riformare la burocrazia. Un ministro, cioè, delegato a un mestiere impossibile. Nominato, negli annali della Repubblica, perché non si poteva lasciare fuori dal governo qualcuno di un certo partito o di una certa corrente.

Bene, qualche giorno fa ero stato invitato da Enrico Cisnetto a intervistare in pubblico a Cortina Incontri l’attuale titolare dell’incarico, Renato Brunetta. M’aspettavo poca gente, a fine luglio la stagione cortinese ancora non parte. E invece il tendone era gremito: 500 persone sedute e 300 in piedi. Roba da non credersi. Brunetta salì sul palco e da quella folla partì un uragano di applausi. Interminabile. Imbarazzante. Al punto che Brunetta dovette alzarsi per lasciarsi avvolgere meglio da quello strepitoso consenso. Preventivo, perché il ministro ancora non aveva aperto bocca.

Ma quando la aprì, gli andò perfino meglio. E quando disse: «Fidatevi di ’sto piccoletto» sembrava che il tendone stesse per crollare.

Intendiamoci: Cortina non è l’Italia. Ma quelle 800 persone non erano tutti esponenti della laboriosa piccola e media impresa del Nord che non ne può più dell’inefficienza della burocrazia e dei fannulloni. C’erano anche parecchie persone medie, parecchi statali d’ogni grado, diversi insegnanti. Nessuno contestò quel che diceva il ministro. Quasi tutti lo applaudirono fragorosamente.

L’indomani, rientrato a Roma, assistetti dalla cima del Campidoglio alla fiaccolata di qualche migliaio di persone che marciavano sui Fori Imperiali fischiando contro Brunetta. Erano i Fannulloni operosi ai quali il ministro sta sullo stomaco. E l’Italia da che parte sta? Credo che in questo momento stia largamente dalla parte di Brunetta.

Il ministro ha dalla sua un dato di partenza inoppugnabile: gli impiegati pubblici si assentano dal lavoro il doppio di quelli privati, 16 giorni all’anno contro otto. Con punte, in certi comuni e in certi ministeri, di 40, 50 giorni.

Ci sono troppi medici pronti a fare certificati falsi, troppi dirigenti che per non avere grane chiudono un occhio, troppi politici e troppi sindacalisti che difendono l’indifendibile. Brunetta ci fa sapere che nel mese di giugno le assenze dal lavoro sono diminuite del 18 per cento. Nei mesi prossimi andrà meglio. In un anno lui vuole portarle più o meno al livello di quelle del comparto privato.

Ma il Piccoletto è un uomo intelligente, molto intelligente. E sa bene che questa parte del problema è la meno difficile da risolvere. Sa pure che se punisce soltanto senza premiare, il corteo dei fischi si allungherà e quello degli applausi finirà con l’asciugarsi.

Il problema è che premiare nel settore pubblico è difficilissimo. Ci sono decenni di clientele politiche e di rendite di posizione sindacali che vi si oppongono. A Porta a porta non sono mai riuscito a strappare dalla bocca di un sindacalista l’impegno ad accettare che fra due compagni di stanza si possa premiare solo quello che lavora meglio.

Se Brunetta ce la farà, aprirò la sottoscrizione pubblica per un monumento. Equestre, s’intende.”
(Bruno Vespa)

Annunci