Trent’anni fa, con un mix forcaiolo e gossiparo molto simile all’attuale, L’Espresso riuscì ad abbattere Giovanni Leone.

Il presidente della Repubblica fu descritto come un tangentista anche se era innocente, fu ritratto in copertina come un clown, fu messo in croce per le sue amicizie, fu sbeffeggiato perché aveva una bella moglie e dei figli dipinti come monelli.

Grazie alla codardia del suo partito, la Dc, e alla protervia dell’opposizione, il Pci, il capo dello Stato fu accompagnato alla porta, salvo poi essere riabilitato vent’anni dopo. La giornalista dell’Espresso che si era resa responsabile di quella caccia all’uomo fu condannata, ma nessuno lo ricorda più.

L�Espresso esultò e si vantò: “Avevamo copertine fino a Natale”. Già, perchè ogni settimana quel giornale usciva con in copertina una caricatura estremamente offensiva contro il capo dello Stato italiano e ne menava vanto; per non restarne a corto, ne avevano una scorta.
Che bravi!

Venne pubblicato un libro della Cederna, giornalista odiata e disprezzata da Montanelli che la definiva una zitella vogliosa.

“Giovanni Leone- La carriera di un presidente” uscì nel ’78 per i tipi della Feltrinelli. L’autrice iniziava : “Questo libro è nato da un amore profondo per la democrazia” e parlava di “severo accertamento diagnostico” per cui si sentiva autorizzata a “condurre un’indagine sull’attuale capo dello stato, sulla sua carriera professionale e politica, le sue amicizie, il suo curriculo parlamentare, fino ai momenti più alti dell’ascesa ai vertici”.

Altra curiosa coincidenza:
Leone fu l’unico presidente favorevole alla separazione delle carriere tra pm e giudici: in un messaggio alle Camere ammonì il Parlamento sul lassismo giudiziario, invocando meno scarcerazioni facili, soprattutto meno ferie e concorsi e formazione più scrupolosi per i magistrati. Rinviò alle Camere la legge sull’elezione dei membri del Csm, la stessa che in seguito alla reiterazione del Parlamento aprì le porte dell’organo di autogoverno delle toghe alle correnti e alla politicizzazione.

Anche allora gli stessi mezzi, gli stessi partiti e gli stessi ‘utili idioti’ di oggi. Anche la stampa è rimasta la stessa.

Gli unici che forse sono cambiati sono gli imbecilli che seguono come pecore le parole d’ordine della sinistra.

Forse sono i figli di quelli cha applaudirono l’espresso allora.

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