Il governo di Romano Prodi è riuscito a realizzare un mix negativo micidiale: crescita azzerata e prezzi al galoppo.

Gli esponenti del governo e del Pd – che del prodismo costituiscono la continuazione – tendono a scaricare le responsabilità del carovita su fattori esterni. A proposito degli aumenti dei generi alimentari si tirano in ballo la riduzione delle superfici coltivabili (a causa della preferenza data al bioetanolo) e all’esplosione della domanda in Cina, India e in altri Paesi emergenti. Ciò è vero soltanto in parte. Il governo Prodi ha precise responsabilità. Innanzitutto, non ha saputo difendere, come avrebbe dovuto e potuto, l’agricoltura italiana dalle tensioni esterne, favorendo la razionalizzazione dei sistemi produttivi e incentivando le colture più richieste dai consumatori. Non ha saputo difendere nemmeno le specialità più pregiate del made in Italy, insidiate da contraffattori che operano in diversi angoli del mondo.

Ma gli aumenti dei generi alimentari dipendono in gran parte dall’oppressiva politica di spremitura fiscale che ha scaricato su tutte le aziende, grandi e piccole, di produzione e di distribuzione, i maggiori costi provocati da un prelievo sproporzionato. Inoltre. aumentando i costi degli adempimenti burocratici, dei bolli e delle autorizzazioni si impone alle aziende, specie a quelle più piccole, di alzare i prezzi o di scomparire.

E l’aumentata pressione sulle aziende si è avuta mentre la riduzione dei consumi, dovuta a sua volta al maggior prelievo su stipendi e pensioni, ne aggravava le difficoltà. La politica economica del governo Prodi ha creato un circolo vizioso che ha contribuito a impoverire i consumatori danneggiando gli operatori economici.

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