L’ing. Marco Todeschini (1899 – 1988 ) è, tra le voci ‘fuori dal coro’, una fra le più interessanti ed eclettiche.
Partendo dall’osservazione che la fisica moderna non è in grado di arrivare a conclusioni unitarie e che, dopo aver postulato l’esistenza di uno spazio vuoto (nel senso letterale del termine), ha poi dovuto attribuirgli comunque tutte le caratteristiche dinamiche di uno spazio fluido mobile e denso (curvature variabili e sede di forze), ha sviluppato una sua teoria che, allontanandosi da Newton, si riavvicina a Cartesio.

Del resto da Newton si era già allontanati Heisemberg.

Schrodinger dal canto suo ammetteva un’onda astratta legata alla probabilità di trovare un corpuscolo, rinunciando quindi a spiegare come la vibrazione energetica si trasmette nello spazio vuoto e perchè mantiene la stessa frequenza della sorgente che lo emette.

L’intuizione fondamentale di Todeschini fu quella di mettere in discussione il concetto newtoniano di vuoto sostituendolo con quello di etere in movimento e vorticoso e spiegando tutti i fenomeni fisici sulla base della legge della fluidodinamica.
Con tale presupposto arriva, con semplici formule, ad unificare la fisica, la psicologia e la biologia. Il tutto senza ricorrere a concetti astrusi e senza dover contraddire la fisica classica galileiana.

In sintesi secondo la sua teoria, chiamata anche Teoria delle Apparenze, tutti i fenomeni che noi percepiamo non sono che ‘apparenze‘ che nascono dall’effetto generato nella nostra psiche, dal movimento del fluido cosmico quando viene a contatto con i nostri sensi.

Sono apparenze quindi il suono, la luce, il sapore, l’odore, la forza, il calore, l’elettricità, eccetera, poichè non sono altro che l’elaborazione psichica degli stimoli nervosi che scaturiscono dall’incontro tra il movimento del fluido universale, di diversa frequenza, e i nostri organi sensori, che arrivati al cervello, sede della psiche, vengono trasformati nelle sensazioni relative, mentre in realtà non sono che onde d’etere silenti, buie, insapori, incolori, atermiche, diverse solo nella loro frequenza.

Straordinaria conseguenza di questa Teoria è il fatto che se è vero che tutto viene generato dai movimenti dell’etere cosmico anche la materia ed i suoi campi di forze devono esserne figli.
Ed infatti, Todeschini, dimostra come tutto possa essere originato, dai nuclei atomici alle galassie, dal movimento di vortici sferici di tale sostanza che roteando a velocità superluminale attorno al loro centro creano, per attrito, la rotazione di strati concentrici successivi, formando così le particelle ultramicroscopiche costituenti la materia e che, a seconda del loro verso di rotazione, creano le forze attrattive o repulsive che le contraddistinguono e che sono responsabili delle forme di aggregazione della materia stessa.

Approfondendo i suoi studi capì che per arrivare ad una visione unitaria del creato bisognava studiare anche la realtà biologica perché intermediaria nella comprensione dei fenomeni.
Con 10 equazioni psico-fisiche che generalizzano la legge d’inerzia di Newton (F=ma), Todeschini dimostra la corrispondenza fra le decelerazioni della materia contro il corpo umano e le sensazioni che sorgono nella psiche svelando che tutte le sensazioni seguono tale legge (Sn=ma).
L’enorme importanza di ciò consiste nel fatto che per la prima volta si vengono ad introdurre nelle scienze esatte, oltre ai fenomeni fisici oggettivi, anche i corrispondenti fenomeni fisiologici e psichici soggettivi, sinora trascurati.

A sostegno della sua teoria realizzò strumenti di misura ed esperimenti di laboratorio che confermarono in pieno le sue teorie.
Celebre l’esperimento con due raggi di luce in direzione del movimento della terra, uno opposto all’altro, che confermarono come la velocità stessa della luce nelle due direzioni sia diversa e che la differenza sia uguale appunto alla differenza tra la velocità teorica, da lui determinata, del fluido spaziale intorno alla terra e quella della terra stessa.
La controprova è data dal fatto che i due raggi di luce viaggiano alla stessa velocità qualora la direzione di entrambi sia ortogonale alla direzione precedente.

Eclatante l’invenzione del ‘motore a forza propulsiva centrifuga‘ (brevetto 312496-1933) costituito da due masse che ruotano indipendentemente ed in maniera sincrona attorno al loro centro e contemporaneamente rivoluiscono attorno ad un centro comune, sì che la forza centrifuga risultante può essere orientata nella direzione e nel senso desiderati.
Il motore è basato sul concetto che la decelerazione centripeta delle masse trova reazione nello spazio fluido ambiente e che tale reazione si identifica con la forza propulsiva centrifuga.
Il funzionamento del motore dimostra perciò sperimentalmente la fluidità dello spazio.

Oggi un sistema di propulsione di questo tipo, denominato ‘propulsione non newtoniana‘ è oggetto di studi e ricerche, in italia, da parte dell’A.S.P.S (Video, Home)

Questa concezione della realtà interamente dominata dall’etere e dai suoi moti, è profondamente radicata nella concezione filosofico-religiosa delle civiltà orientali, quando ci parlano di un “Prana” che pervade l’universo, e che rappresenta anche il continuo soffio divino.

Il concetto di “vortice” non è solo un parto della mente di Todeschini, ma è stato preso in esame anche da fisici che hanno operato poco tempo dopo di lui.
L’idea di vortice e di etere è stata ripresa anche da altri scienziati come ad esempio i fisici Roberto Palmieri, Cesare Colangeli e Luigi Borello, secondo i quali se lo spazio fosse veramente vuoto, allora determinate forme di energia non avrebbero alcuna possibilità di trasmettersi attraverso lo spazio stesso, poiché venendo meno l’assorbimento di energia da parte della materia, verrebbero meno le “proprietà di memorizzazione” di qualunque evento che si verifica nell’Universo.

Recentemente il russo Akimov ha sviluppato un modello molto sofisticato di fisica teorica che considera l’esistenza dei vortici nel vuoto quantistico – che come si sa non è realmente vuoto bensì costituito da un continuo ribollire di particelle e anti-particelle virtuali – i quali sarebbero creati da tutti gli oggetti dalle particelle alle galassie. Questo è davvero molto simile a quanto pensato da Todeschini, con la differenza che qui l’etere assume una connotazione molto aggiornata ai nuovi modelli della meccanica quantistica, mentre Todeschini ne fornisce una interpretazione sostanzialmente di fisica classica (fluidodinamica, per la precisione).
E sempre secondo Akimov, dunque anche il nostro cervello è un trasduttore di campi di torsione.
Ma se si esclude la differenza di trattazione tra Todeschini e Akimov, anche in questo caso ci troviamo di fronte allo stesso concetto di fondo: vortici di etere governano non solo la materia, ma anche la psiche tramite quella centralina elettronica (come la definiva Todeschini) che è il cervello, e viceversa.

Concetti del genere vengono esplorati da diversi altri ricercatori come ad esempio il premio nobel per la fisica britannico Brian Josephson, quando si accorge che dietro le leggi apparentemente casuali e statistiche della meccanica quantistica, si celano leggi più grandi e senzienti che generano il meccanismo della Vita, un meccanismo che si sviscera dalla visione che noi abbiamo oggi del concetto di “etere”, ovvero il vuoto quantistico, che invece vuoto non è. Concetti del genere vengono a tutt’oggi ripresi anche dal fisico e filosofo dei sistemi ungherese Ervin Laszlo, ma erano stati considerati in maniera molto approfondita anche da grandi geni dell’elettromagnetismo come Nikola Tesla.

Perchè allora Todeschini viene ignorato dalla scienza ufficiale?

Il motivo è molto semplice.
Nella sua opera Todeschini si dichiara apertamente avversario delle teorie einsteniane perchè negano l’esistenza dell’etere e perchè dichiarano la velocità della luce come la massima raggiungibile nell’universo. Nella Teoria delle Apparenze giunge addirittura a dimostrare l’infondatezza del pensiero di Einstein.
Viene quindi a demolire due pilastri fondamentali su cui si basa tutta la scienza ufficiale: le teorie di Newton e di Einstein e rivaluta il pensiero di Cartesio.
Non contento di questo dimostra l’esistenza delle forze spirituali.
Facile quindi immaginare la reazione degli scienziati ortodossi, dichiaratamente positivisti, di fronte a tali asserzioni.

Ma il tempo è galantuomo.

L’etere cacciato dalla porta, rientra dalla finestra attraverso teorie e prove di laboratorio legate alla fisica quantica.

Alcuni collegamenti (da cui ho tratto quanto scritto) a chi vuole approfondire:

Un ricordo di M. Todeschini
A.C.N.R. – Archivio Todeschini
A.C.N.R. – La fisica
A.C.N.R. – Gli esperimenti decisivi
Esperimenti (PDF)
PsicoBioFisica
Intervista a Antonella Todeschini
Marco Todeschini
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