Ancora un articolo sull’ultima vergogna italiana. Questa volta di Giuliano Ferrara:

“È ridicolo difendere il Papa, che si difende da solo.
È inutile insultare i cattivi maestri che gli hanno tolto la parola in università, perché si insultano da soli.
Preferisco dire come la penso da ateo devoto (l’espressione è autoironica, e mi tocca specificarlo in un Paese privo di ironia).

Ci dovevamo aspettare un atto di violenza censoria verso il vescovo di Roma.
Da anni sostengo che laicismo e secolarismo si vanno trasformando in tutto il mondo in pensiero unico, conformismo coatto, rifiuto di un vero dialogo, ideologia e cioè falsa coscienza della realtà.
Da anni sostengo che abbiamo sostituito la religione come rivelazione e fede nella trascendenza con la religione dell’immanenza e del vuoto.
E penso che i preti di questa religione, abissalmente lontana da laicità vera e da carità, da democrazia liberale e tolleranza, siano perfettamente rappresentati da quel folto gruppo di professori ignoranti che hanno frainteso per sciatteria intellettuale un vecchio discorso di Joseph Ratzinger su Galileo, una volta smascherati gli hanno fatto dire il contrario di quel che pensa e infine hanno preso a pretesto quelle parole per impedirgli di parlare in un’università fondata da un papa secoli fa e oggi degradata dal settarismo laicista a luogo di esclusione del confronto intellettuale.

Ezio Mauro, direttore della Repubblica, dovrebbe prendere atto che questo fatto mi dà ragione. Invece parte un’altra operazione di mascheramento ideologico della realtà. E il direttore della Repubblica scrive che gli atei devoti, cosiddetti (ironia, autoironia), sguazzano felici nelle nuove divisioni della coscienza occidentale, perché nessuno chiede loro di credere (chiedere di credere? Conversione forzata?) e loro prendono dalla cultura cristiana ciò che vogliono per riflettere sull’etica come problema moderno, degradando il Cristianesimo.

Ma un laico non credente il quale non aderisca alla Chiesa ultrasecolarista di Mauro che cosa deve fare?
Mettersi in ginocchio e pregare nel privato?
Stare zitto ed evitare di fare l’operazione più laica di tutte, quella che gli offre il laico Ratzinger e gli nega il chierico Mauro, cioè scegliere nel deposito di cultura e di fede del Cristianesimo gli elementi su cui dialogare con il mondo, in nome di una ragione che sia capace di comprendere lo spazio pubblico della religione?

È così, purtroppo. Si comincia a non poter più discutere liberamente, nel teatro di guerra del nuovo anticlericalismo, che è un clericalismo secolarista contro l’apertura razionale dei papi. Un bell’affare. Perfino un uomo intelligente come Adriano Prosperi, lo storico di Pisa, a uno come me che dice di essere contro l’aborto e di voler mettere un codicillo favorevole a una nozione più forte di ciò che è vita nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo, risponde che non si tocca la legge 194, cioè una legge che nessuno vuole toccare e, novità laica positiva, la Chiesa stessa dice di voler applicare in tutta la sua portata.
Perché fa così un uomo di scienza?
Perché, non avendo argomenti, usa quello violento, ideologico: sei contro le donne e contro la libertà. L’uomo di scienza fa una crociata incurante del valore laico dei pensieri diversi dal suo.

Non sono vittimista per natura. Sono laico sul serio e amo l’ironia e l’autoironia, l’ho detto. Sono testardo e cerco di parlare con tutti coloro che hanno l’uso dell’intelletto libero.
Escludo dal dialogo soltanto chi usa attribuirsi il libero pensiero come il polveroso blasone che gli consente di impedire agli altri di pensare e di parlare.

Ma beato quel paese in cui i professori non sono ignoranti come ciuchi, in cui la gente seria sa che per parlare bisogna essere in due, non deforma le posizioni dell’interlocutore, capisce anche senza condividerle le idee e le passioni dell’altro.

Difficile la beatitudine in un Paese la cui maggiore universittà cacciò il filosofo Lucio Colletti, lo storico Renzo De Felice, il sindacalista Luciano Lama, e ora manda metaforicamente al rogo il sapiente e mite vescovo di Roma.”
(Giuliano Ferrara su Panorama: Libero pensiero e libertà negata)

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Vi fareste giudicare da questo giudice?
Mastella contro il giudice Maffei: “Una macchietta di YouTube”. I video

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