Completo il trittico sull’inciviltà sinistra con un articolo dell’Eco di Bergamo

“Chi ha paura del professor Ratzinger
di
Ettore Ongis

Forse ha ragione Cacciari: la protesta contro la visita del Papa alla Sapienza dimostra una sola cosa, che la mamma dei cretini è sempre incinta. Il problema è che nella più prestigiosa Università di Roma alcuni di questi «cretini» dispongono di una cattedra dalla quale diffondono a migliaia di studenti i propri pregiudizi e il proprio risentimento. C’è poco da stupirsi allora se un gruppuscolo di esaltati occupa il rettorato e annuncia un nuovo ’68: cattivi «maestri» non possono che generare pessimi discepoli.
Sulla presenza di Benedetto XVI nel più antico ateneo romano si era creato negli ultimi giorni un clima demenziale: un mix di intolleranza, censura e malafede che non prometteva nulla di buono.

Una polemica basata sul nulla e alimentata ad arte (si rimproverava a Ratzinger una citazione non sua), che ha riportato il Paese indietro di oltre un secolo. Bene ha fatto il Vaticano, in una situazione simile, ad annullare la visita.

Una decisione sofferta e clamorosa, che non solo segna una figuraccia per l’Italia e per il mondo accademico, ma che in un certo senso sancisce la fine stessa dell’Università.

L’«Universitas», lo dice il nome, è infatti per definizione il luogo in cui tutti possono parlare e confrontarsi. Tutti, meno il Papa. O meglio, meno «questo» Papa. Contestazioni e disordini ci furono anche per la visita di Giovanni Paolo II, ma mai prima d’ora s’era creata una tensione tanto alta per l’intervento del Santo Padre in un’università.

Come mai un personaggio mite e dolce come Benedetto XVI fa tanta paura a una parte del mondo accademico? È curioso in effetti notare che proprio contro un finissimo teologo e professore di fama internazionale sia piovuta dalle frange laiciste una «scomunica», paragonabile a quella che la Chiesa inflisse quattrocento anni fa a Galileo.

In nome della cultura laica si è arrivati a negare la libertà di parola, uno dei capisaldi della laicità. La spiegazione è semplice: Ratzinger tiene in gran conto la ragione umana e la verità, chiamando le cose con il loro nome. Un esercizio di libero pensiero che sta smascherando l’inganno di tanta cultura postmoderna e mandando in crisi una classe intellettuale in cui settarismo e ideologia la fanno spesso da padroni. Una parte di cultura laica, quella veteromarxista e radicale, si è sentita spiazzata dal rigore logico del pontefice e, priva com’è di argomenti convincenti, non ha trovato di meglio che evitare il confronto, demonizzando chi non la pensa come lei. È bastato un uso corretto della ragione per mettere in crisi tanti venditori di fumo che in Italia si vantano del titolo di professore.
Non ci si inganni tuttavia sulla reale dimensione di questa protesta. Il rettore della Sapienza aveva detto a più riprese di non temere affatto le manifestazioni di dissenso all’interno o fuori dall’Ateneo. «La cosa che temo – aveva sostenuto in un’intervista – è l’enfasi mediatica che intorno alla visita del Pontefice si è scatenata. È tale il desiderio di trovare un episodio di contestazione che qualcuno potrebbe fare di un cartello alzato l’inizio di una rivoluzione». I grandi giornali e le tivù, guidate da alcuni campioni del laicismo nostrano, lo hanno subito preso in parola, trasformando la protesta di pochi in un evento di contestazione globale. In effetti, molti erano pronti ad approfittare di 67 docenti (su 4.500!) e di qualche studente per far zittire il Papa-teologo. Anche per questo il professor Ratzinger ha visto giusto nel sottrarsi alla trappola. Lorsignori trovino un altro pretesto per alimentare la loro guerra quotidiana contro la Chiesa. Lui di università pronte ad accoglierlo a braccia aperte ne trova a decine in tutto il mondo.
Ps. Questo Paese passa da dramma a dramma, ma non c’è un cane che abbia la dignità di dimettersi. Evidentemente non solo Napoli è invasa dalla spazzatura.

Da L’Eco di Bergamo, 16 gennaio 2008”

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