Ritorno sul ‘caso D’Alema, Fassino, La Torre-BNL’ per dire la mia sul polverone che si è alzato.

Il dito accusatorio di buona parte degli attori di questa vicenda (mi riferisco agli esponenti della sinistra, a Mastella in particolare) sono puntati contro il giudice Forleo, reo di aver mandato un ordinanza al Parlamento motivando le sue richiste.

Ora secondo me il problema è completamente diverso.

Per sua stessa natura un Gip nel corso delle sue indagini deve arrivare ad un giudizio di colpevolezza o innocenza.
Se il giudizio è di colpevolezza, manderà gli indagati in un Tribunale dove il pubblico ministero cercherà di provarne la colpecolezza e la difesa l’innocenza.

Nel corso delle indagini il Gip può trovarsi nella necessità di acquisire elementi che necessitano di un permesso (nel caso in questione del permesso del Parlamento).
Mi sembra del tutto ovvio che nel chiedere tale permesso, il giudice debba motivare la sua richiesta. Il giudice Forleo nella sua motivazione dice che da quanto in suo possesso ritiene fondato il sospetto che alcuni parlamentari abbiano agito in maniera illegale e per questo motivo chiede di poter acquisire le telefonate registrate.

Non ci vedo niente di male.

Trovo invece inconcepibile e indegno di un Paese che vuol passare per civile che la detta ordinanza sia stata data ai giornali alcuni giorni prima di essere effettivamente spedita al Parlamento.
E trovo inammissibile che i giornali, ed in genere i mass-media, ne abbiano tranquillamente dato notizia con risalto.

E’ il solito problema italiano.
La tendenza, ormai consolidata, di fare i processi sulla carta stampata emettendo condanne o assoluzioni, prima ancora che l’indagato sappia se subirà un processo (in Tribunale) o no.

E’ un malcostume che ha avuto inizio, in maniera sempre più massiccia, ai tempi dell’inchiesta mani pulite e che in seguito è diventata prassi quotidiana.
Questa forma distorta della libertà di stampa e/o di informazione, che in realtà calpesta le più elementari libertà sancite dalla Costituzione è stata per anni difesa e persino lodata dalla sinistra.
Oggi, visto che a pagarne le conseguenze vi sono esponenti di sinistra, invece di cercare di risolvere il problema una volta per tutte, si pensa di cercare di intimidire la Magistratura e/o di passare l’indagine a qualche giudice più compiacente.

Ora secondo me i problemi sono completamente diversi. Li elenco:

Indipendenza della magistratura. E’ forse la cosa più fifficile da ottenere, ma un qualche tentativo va pure fatto. Un primo passo potrebbe forse essere proibire ad un giudice di accedere alla politica. Non aiuta certo a dare fiducia alla magistratura vedere come decine di giudici, dopo aver svolto bene i compiti loro affidati, diventino parlamentari dando l’impressione di aver ricevuto il premio meritato (per inciso è qiantomeno curioso che oltre l’80% dei giudici-parlamentari sieda a sinistra).

Responsabilità dei giudici. E’ assurdo che i giudici rappresentino l’unica categoria priva di responsabilità. Altrettanto assurdo che a giudicarne il comportamento sia chiamata una compagine da loro stessi in buona parte eletta.

Rrispetto della privacy. Non credo che i giornalisti siano dotati di poteri paranormali, in grado di leggere da lontano le carte dei giudici. Penso invece che qualcuno passi le veline e le copie degli atti a quei giornalisti che per vari motivi ritenga più adatti a ricevere l’omaggio. Quindi è inutile prendersela solo con l’informazione, tralasciando di punire il primo anello della catena (tra l’altro molto più colpevole visto l’incarico che ricopre).

Chiarire. Chiarire una volta per tutte che libertà di informazione non significa assolutamente libertà di sputtanare. Vogliamo avere un sistema giudiziario? Allora lasciamo che a fare i processi siano i Giudici e non giornalisti di parte e ragazzotti sprovveduti ampiamente alimentati dall’odio e dalla malinformazione di certa parte politica.

Purtroppo però, anche questa vicenda lascerà le cose come stanno (magari peggiorandole un pò) nella convinzione di poter trarre in futuro qualche vantaggio politico da una situazione di imbarbarimento unica in Europa.

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