febbraio 2007


Ho installato e provato Sidux a 64 bit.
E ne sono rimasto molto soddisfatto.

Sidux è una distribuzione basata su Debian sid.
Si differenzia da Ubuntu per il fatto che , a tutti gli effetti, è una Debian.
Ha il suo bravo utente root e l’albero delle directories identico a quello di Debian.
Quindi utilizza le repositories di Debian sid più un paio di proprie.

Qual’è allora la differenza tra la Debian originale e Sidux?

La differenza è nell’installazione (in quindici minuti avete una Debian installata e funzionante sul vostro PC) e nei tools di configurazione del sistema che permettono di padroneggiare il tutto con estrema facilità.

La politica sui pacchetti è uguale a quella di Debian (solo pacchetti ‘free’), ma ovviamente è possibile abilitare le repositories ‘non.free’ e ‘contrib’.

L’installazione dei drivers proprietari per le schede grafiche nvidia e ati è di una semplicità disarmante.
Seguendo la guida sul sito (www.sidux.com) basta dare ad esempio per i dirvers nvidia, il comando da console:

get-sidux-binary-gfx
install-binary-gfx -a

Per installare i drivers stabili
oppure:
get-sidux-binary-gfx
install-binary-gfx -e

per installare i drivers instabili (necessari per Beryl)

e riavviare il server X.

E’ possibile installare QEmu (virtualizzazione) con il suo driver kqemu (accelerazione) con due click del mouse.

Con l’installazione normale è possibile sentire gli mp3, manca tuttavia la libreria lame (necessaria ad esempio per il programma soundconverter) e la libreria libdvdcss per vedere i dvd.

Basta però aggiungere alla source list di apt (/etc/apt/source.list) le seguenti righe:

deb http://mirror.home-dn.net/debian-multimedia/ unstable main
deb-src http://mirror.home-dn.net/debian-multimedia/ unstable main

e si possono scaricare tutti gli strumenti ‘non free’ per l’audio ed il video.

Beryl (aggiornato da cvs) lo si scarica aggiungendo al file source.list la riga:

deb http://download.tuxfamily.org/myberyl/shame/debian-sid/beryl-svn/unstable-daily/ ./

Nelle repositories si trova un pacchetto per GoogleEarth. Attenzione però, su 64bit non funziona.
Il problema si risolve scaricando il pacchetto di ubuntu-Depper (i pacchetti della Edgy non vanno in quanto compilati con una libc6 più nuova) dal sito:

http://medibuntu.sos-sts.com/repo/pool/dapper/non-free/

e installandolo tranquillamente.
Sul medesimo sito vi è anche Skype. Io non l’ho provato, ma con ogni probabilità funziona anche sull’architettura a 64bit (per installarlo potrebbe essere necessario il comando ‘dpkg –force-architecture skype***.deb).

Come conclusione posso dire che è una distribuzione piacevolissima. Rispetto a Ubuntu è altrettanto semplice da usare e, forse, più lineare. Nel senso che resta del tutto compatibile con Debian.

Consigliabilissima anche per i nuovi utenti.

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Oggi è il giorno del ricordo delle foibe.

E’ forse bene ricordare anche quello che hanno detto alcuni delinquenti:

“Ecco in sintesi i fatti: la giunta comunale veneziana di “centro-sinistra”, insieme ai fascisti, presenziava alla cerimonia dell’intitolazione dell’ex piazzale Niccolò Tommaseo ai “martiri giuliani e dalmati delle foibe”. Un gruppo di contestatori, composto da esponenti locali del PRC (che fa parte della giunta), dei Comunisti italiani (che sono nella maggioranza), dei Verdi-Colomba di Michele Boato (dissidenti dai Verdi del prosindaco Gian Franco Bettin, il principale promotore dell’iniziativa) e dei Cobas-scuola, avevano organizzato una manifestazione di “protesta” con tanto di striscione con la scritta “vergogna”.
Solo che nei giorni precedenti era montata una vasta protesta popolare, i muri di Marghera si erano riempiti di scritte antifasciste, ed è così che i dirigenti locali di Rifondazione, anche perché direttamente pressati dalla loro stessa base, hanno cercato di defilarsi dall’operato della giunta e cavalcare addirittura la protesta inscenando la “contestazione” all’iniziativa da essi stessi votata.
“Contestazione” che però non è andata giù ai disobbedienti di Casarini, che sono accorsi in difesa di Bettin e della commemorazione, accusando i “contestatori” di essere stalinisti e di voler coprire il “crimine” delle foibe.

Cioè non solo Casarini sposa in pieno la tesi falsa, antistorica e revisionistica dei fascisti, che le foibe furono un “genocidio” indiscriminato commesso dai partigiani comunisti jugoslavi, mentre è storicamente accertato che si trattò di un episodio circoscritto, in cui furono giustiziati sull’onda dell’odio popolare elementi nazisti, fascisti e collaborazionisti che si erano macchiati di gravi crimini di guerra; ma stabilisce anche una vergognosa e intollerabile equivalenza tra comunismo e nazifascismo, e tra Stalin, che fu il principale artefice della sconfitta del mostro nazifascista, e Mussolini, corresponsabile con Hitler dei milioni di morti della seconda guerra mondiale.”

Sono sempre loro.

Sono quelli che esaltano Giuliani morto nel tentativo di assassinare un carabiniere.
Sono quelli che sfilano urlando 10..100..1000 Nassirya.
Sono quelli che scrivono sui muri 10..100..1000 Taraciti.

Sono la feccia della delinquenza italiana.

Per fortuna che anche dalla sinsitra, di rado, spunta qualcuno con un po’ di coscienza.

Come ad esempio il Capo dello Stato:

(ANSA) – ROMA, 10 FEB – Il presidente ha parlato di ‘imperdonabile orrore contro l’umanita” aggiungendo, parlando di ‘congiura del silenzio’

‘Non dobbiamo tacere, dobbiamo assumerci la responsabilita’ dell’aver negato o teso a ignorare la verita’ per pregiudiziali ideologiche e cecita’ politica e dell’averla rimossa per calcoli diplomatici e convenienze internazionali’.

Finchè non riusciremo a liberarci dai seminatori d’odio e di violenza il nostro povero Paese sarà sempre costretto a vivere nella barbarie e nella inciviltà.

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(ANSA) – ROMA, 5 FEB – “No alla ‘militarizzazione’ degli stadi, dove la polizia, sostiene il deputato no global Francesco Caruso, ‘manganella nel mucchio’.’E’ inutile mandare i poliziotti a fare la guerra, a fare da cuscinetto tra le tifoserie’, ha detto al Corriere della Sera, rilanciando una proposta di legge di Rifondazione per l’identificabilita’ delle forze dell’ordine. Tra le critiche di maggioranza e opposizione, il capogruppo dell’Udeur Fabris si domanda se ‘il vertice abbia ancora un senso’.”

Ecco uno dei farabutti di cui al precedente post.
O riusciamo ad isolarli e e a rilegarli fuori dei margini della società civile oppure dobbiamo convivere con l’inciviltà e la barbarie sua e dei suoi seguaci.

Altro che Nazismo o Fascismo.
Questi sono i nuovi squadristi del terzo millennio.

E fintanto che la sinistra non si libererà una volta per tutte da simili compagni e non troverà il coraggio di denunciare a gran forza tutte le atrocità commesse in nome di un pretestuoso ‘antifascismo’, dalla Resistenza ad oggi, non potrà pretendere di avere spazio nel contesto democratico.

Quando i farabutti predicano odio dalla mattina alla sera…
Quando i farabutti cercano in tutti i modi di giustificare i terroristi…
Quando i farabutti intitolano un’aula del parlamento ad un giovane morto nel tentativo di assassinare un carabiniere…
Quando i farabutti esaltano gli assassini….
Quando i farabutti mortificano ogni qualvolta sia loro possibile le Forze dell’Ordine…
Quando i farabutti predicano la liberalizzazione della droga…
Quando i farabutti distruggono i fondamenti della società civile…
Quando i farabutti sono accettati, coccolati, giustificati da una fetta consistente degli organi di informazione…
Quando i farabutti sono presenti anche nel sistema giudiziario….
Quando i farabutti…

…non ci si può meravigliare della violenza che dilaga e della barbarie che sta salendo nel nostro Paese.

L’ignobile episodio di Catania è solo l’ultimo esempio.

E le dichiarazioni di Prodi, capo di una coalizione che racchiude in sè i farabutti di cui sopra, sono destinate a lasciare il tempo che trovano.

I blog e i Forums della rete sono pieni delle farneticazioni di questi sub-prodotti dell’umanità.

Non basta prendere subito i vigliacchi assassini di Catania e non rilasciarli mai più.
Occorre pensare anche, e soprattutto, ai farabutti. Isolarli dalla società civile (che ancora esiste), toglierli qualsiasi copertura, rifiutarsi di trattarli con considerazione.
Occorre che tutti gli onesti, a prescindere dalle proprie idee politiche, trovino la forza di dire no ai falsi profeti e ai seminatori d’odio.

O ci riusciremo in tempi brevi oppure rassegnamoci sin d’ora alla sparizione della nostra civiltà ed alla fine della nostra libertà.

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Da il Giornale,n. 25 del 2007-01-30 pagina 11
Quell’«amicizia» tra Prodi e l’Urss
di Stefania Craxi
© SOCIETÀ EUROPEA DI EDIZIONI SPA – Via G. Negri 4 – 20123 Milano

Dalle commesse di Nomisma ai rapporti con i promotori del «golpe» del ’91. Ecco le prove dei forti interessi del Professore con il regime sovietico
Penso che il presidente del Consiglio debba parlare a lungo con i suoi avvocati, e misurare i termini, prima di procedere all’annunciata querela contro Paolo Guzzanti per la vicenda dei contatti con il Kgb.

Quantomeno curiosa, infatti, è l’esistenza a Mosca di un ufficio di Nomisma, l’agenzia di consulenza di Prodi che, come tutte le società straniere, non avrebbe potuto muovere un passo senza la stretta sorveglianza, e forse le buone relazioni, con il servizio segreto sovietico.

Questa è una delle cose (non la sola) deducibili dalle numerose carte riferite a Prodi tra le tante rinvenute negli uffici di Bettino Craxi, e ora catalogate e archiviate presso la Fondazione intitolata al suo nome.
Leggo in una nota intestata a Prodi e De Benedetti che «entrambi avevano grandi interessi nell’Urss.

De Benedetti ha curato il servizio di informatizzazione di Novosti, considerata agenzia del Kgb.
Sempre De Benedetti ha fornito materiale strategico all’industria bellica sovietica, sollevando le proteste e le denunce della Nato e del suo organo tecnico per i materiali strategici Cocom. (…)

Come consulente del Cremlino, la società di Prodi aveva il suo recapito a Mosca, presso una struttura ministeriale sovietica».

Nomisma, a giudicare da quanto è dato leggere, sembrerebbe fungere da apripista e consulente per gli affari di De Benedetti in Urss. C’è un documento che specifica questi affari.

Scheda De Benedetti in Urss: «De Benedetti, Breznev, Andropov, Cernenko: fine anni Settanta primi Ottanta, grossa commessa per la fornitura di computer alla Novosti. Dire Novosti è come dire Kgb, tant’è che nell’intera struttura, sia interna che esterna, il vice di ciascuna sezione è sempre un ufficiale della Lubjanka. L’Olivetti era allora considerata particolarmente amica dell’Unione Sovietica, secondo la testimonianza del generale del Kgb Oleg Kalughin (…)
A parte l’informatizzazione della Novosti, quindi della Tass e dell’Aeroflot, vi è la vicenda della fabbrica Elektronmash di Leningrado (1982-1985), per la produzione di microchips.

L’Olivetti provvide a costruire l’azienda sovietica Elektronmash, aggirando le severe norme del Comitato Nato, che vietavano la vendita all’Urss di tecnologia avanzata. L’Elektronmash, forse per inadempienze contrattuali della Olivetti, non poté mai entrare in funzione e De Benedetti ne ricavò un buco di circa 200 milioni di dollari mai recuperati (…)
La Nato per la violazione delle norme Cocom sulle tecnologie avanzate chiamò in causa l’Olivetti. La vertenza fu chiusa con gli americani per un intervento del governo Andreotti».

È singolare che la prima iniziativa sia stata proprio l’informatizzazione di Novosti, l’agenzia del Kgb che dettava la linea ai due principali quotidiani sovietici, la Pravda (verità) e Izvestia (notizie), donde il detto popolare che la verità non ha notizie e le notizie non hanno verità.
Il documento citato lascia anche adito al dubbio e potrebbe far pensare che il «regalo» (o quasi) della Sme promessa a De Benedetti dal Prodi Presidente dell’Iri fosse un modo di ripagare il fallimento dell’operazione Elektronmash.

Il tutto sembrerebbe confermato da uno «strano» atteggiamento di Prodi: la posizione assunta in occasione del golpe che nell’agosto ’91 rovesciò Gorbaciov. Prodi ebbe un atteggiamento di favore verso i golpisti, preso in splendido isolamento perché nell’occasione anche il Pds firmò, assieme al Psi, un documento di condanna.

Nel documento che segue «Ricordo di un golpe», Craxi afferma: alla lettera “P”, e al nome Prodi, mi è capitato tra le mani un ritaglio del Corriere della Sera proprio del 20 agosto 1991. Sembra incredibile, ma uno dei primi ad accettare il colpo di Stato in Urss del 19 agosto, senza un minimo di indignazione e di emozione non fu il Pds, che in quella occasione propose e ottenne dal Psi di fare un comunicato congiunto di protesta e di allarme, ma invece Romano Prodi.
Prodi, consigliere di Soros (il finanziere americano che in poche settimane guadagnò 450 miliardi partecipando all’attacco speculativo contro la lira), che al tempo di Gorbaciov pare fosse anche consulente di enti di Stato sovietici.
In ogni caso, Prodi aveva eccellenti rapporti anche con gli uomini che avevano organizzato il golpe. Uno di questi era appunto Valentin Pavlov, in quel momento primo ministro del governo sovietico, membro del «Comitato» che rovesciò Gorbaciov.

Sul Corriere di quel giorno, mentre a Mosca era in corso il golpe, si poté leggere, non senza sorpresa, questa illuminante dichiarazione di Romano Prodi: «Conosco bene Pavlov (…) direi che per certi versi quello che ha fatto in queste ore è una scelta coerente. Mi aspetto entro pochi giorni passi decisivi per quanto riguarda la gestione dell’economia».
Sembra una presa in giro, anzi lo era. Ma come, a Mosca c’erano i carri armati dei golpisti per le strade e attorno al parlamento, i golpisti avevano decretato per sei mesi lo stato d’emergenza, e Prodi, dopo avere sottolineato la «coerenza» di questi ultimi, si augurava che «entro pochi giorni» potessero essere compiuti «passi decisivi per la gestione dell’economia». A colpi di cannone.

Chi si fosse affidato per avventura alle sue parole, avrebbe dovuto ritenere che a Mosca non stesse accadendo assolutamente nulla di importante.
Anzi Prodi, che «conosce bene Pavlov» (che verrà poi arrestato, e successivamente graziato dal parlamento, entrato per questo in conflitto con la presidenza) si ingegnò anche a tranquillizzare l’opinione pubblica italiana, con una dichiarazione piuttosto esplicita.

Prodi informò gli italiani che non c’era assolutamente ragione di preoccuparsi perché in Urss la vita scorreva regolarmente: «Il telex che abbiamo avuto stamattina dal nostro istituto (la Nomisma di Mosca, ndr) parla chiaro. L’anno accademico, la cui inaugurazione era prevista proprio per oggi, è regolarmente iniziato». In sostanza, significava questo: non esageriamo con questa storia del golpe, a Mosca la vita continua a scorrere regolarmente.

Furbizia di un uomo d’affari che non sa da quale parte tirerà il vento, o dichiarazioni obbligate da vincoli con gli uomini del golpe, oppure cosa?

Sta di fatto che le dichiarazioni di Prodi non si fermano qui.
Sempre sul Corriere, Prodi prosegue con una fallace profezia: «Non mi pare il caso di aspettarsi una sollevazione popolare a favore di Gorbaciov (…) e secondo i nostri analisti nemmeno Boris Eltsin, che è assai più popolare, dispone di una rete capace di promuovere una sollevazione».

Ma chi erano gli sballati analisti di Prodi?

Se l’analista era lui, sarebbe giusto sapere per chi lavorava; non vorrei che l’analisi fosse stata il frutto di un’altra seduta spiritica.

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