Per tutta la durata di Togliatti, il PCI restò ufficialmente , il partito comunista occidentale più allineato con Mosca.

I primi tentennamenti si ebbero con la rivoluzione d’Ungheria (1956), definita dall’Unità, organo del PCI, rivolta di “teppisti” e “spregevoli provocatori”.

La dirigenza del PCI riusci a tenere unito il partito (dove numerose erano le voci critiche) solo usando la mano pesante con espulsioni a raffica e campagne diffamatorie nei confronti di quanti non credevano più al mito dell’Unione Sovietica.
Dopo la morte di Togliatti la diga cedette e la segreteria di Luigi Longo fu caratterizzata da un progressivo allontanamento da Mosca che culminò nel 1968 con la rottura consumata sull’invasione della Cecoslovacchia.

La successiva segreteria di Berlinguer trasformò ulteriormente il PCI da partito che aveva rotto con Mosca a partito che si schiererà con il blocco occidentale (denuncia della natura aggressiva del Patto di Varsavia, adesione della CGIL alle organizzazioni sindacali occidentali, riconoscimento della Nato ed ingresso nel suo comitato politico).
In questa pubblica manifestazione di allontanamento da Mosca, non va comunque dimenticato che, proprio nel periodo Berlinguer, il PCI ottenne dal KGB il maggior flusso di finanziamenti occulti mai avuto.
La cosa risulta quanto meno curiosa se si pensa ad una effettiva ‘rottura’ con il ‘partito guida’.

A berlinguer succede Natta che si schiererà con Cossutta per il fronte del no alla proposta di cambiare nome al partito.
Fu quindi l’ultimo segretario del PCI.
Alla nascita del PDS, Natta uscirà dal partito , ma non entrerà nella nuova formazione di Cossutta, Rifondazione Comunista, che giudica priva di prospettive storiche.

Nel novembre 2003, in alcune lettere a vari quotidiani, Bertinotti si dà da fare “per spiegare il motivo per cui il comunismo e la non violenza che nel passato sono apparsi e sono stati antinomici, oggi, non possono che vivere insieme”.
Nel dicembre 2003, in un convegno sulle foibe Bertinotti, premesso che i rifondaroli sono e restano “radicalmente antifascisti”, sostiene che “le foibe avvengono per “il trapasso cruento di potere tra regimi contrapposti”.
“Le foibe ci possono capitare addosso non solo per imbarbarimento indotto dall’avversario, ma perché nessuna cultura forte è immune dalla propensione fondamentalista”.
Per Bertinotti è dunque arrivato il momento di fare “una revisione coraggiosa” sull'”idea del potere” e sull'”idea della violenza” che hanno caratterizzato l’Unione Sovietica e che Rifondazione si ritrova in eredità.
Rifondazione Comunista riconoscerà i delitti di Stalin solo nell’aprile del 2002.
Prenderà anche le distanze dal regime di Castro a Cuba.
Sarà invece da sempre vicina alla moltitudine di ‘movimenti’ di estrema sinistra di cui vorrebbe essere il catalizzatore. Tra questi, il Genoa Social Forum, quello responsabile dei disordini di Genova durante il G8.

Da Rifondazione Comunista nascerà il Partito dei Comunisti Italiani, che si richiama all’ideologia comunista.
Il suo giornale si richiama nel nome al giornale fondato da Togliatti, ‘Rinascita’.
Con la nascita del PdCI, vengono ripristinati nomi e simboli del disciolto PCI, in evidente continuità con quella storia.
Su opposizione del PRC un tribunale delibererà che il simbolo del PdCI muti il fondo bianco con uno azzurro.
Nel luglio 2001 è tra i costituenti del Genoa Social Forum che protesta contro la globalizzazione propugnata dal G8. E’ l’unico partito ad essersi opposto a qualsiasi critica a Castro.
Accanto ai tre tronconi, non va dimenticata la pletora di organizzazioni (movimenti) di vario tipo che gravitano nell’orbita di questipartiti.
Si va dai no-globals alle Brigate Rosse, da Lotta Comunista ad Avanguardia Operaia, ecc..
Tutti movimenti che fanno dell’odio e della violenza la loro bandiera.
Tutti, movimenti e partiti, si richiamano a Marx, di cui cito due affermazioni:

«…Tra la società capitalistica e la società comunista vi è il periodo della trasformazione rivoluzionaria dell’una nell’altra. Ad esso corrisponde anche un periodo politico transitorio, il cui lo Stato non può essere altro che la dittatura rivoluzionaria del proletariato… »

“La proprietà privata ci ha resi ottusi e unilaterali… L’essenza umana dovrà essere ricondotta a un’assoluta povertà per comprendere e trarre da sé la sua ricchezza interna, intima”.

La situazione attuale, quindi, vede un partito, il PDS, che obiettivamente cerca faticosamente di lasciarsi alle spalle il vecchio PCI e si è spostato in un area politica che di fatto lo rende proponibile per un’alternanza democratica. Restano essenzialmente alcuni punti non ancora giunti a maturazione: il persistere nel simbolo della Bandiera degli orrori dell’Urrs, la mancata (o quantomeno debolissima) d isponibilità ad una critica storica degli orrori legati al marxismo e alla cosiddetta ‘dittatura del proletariato’ e alcuni legami di vicinanza e giustificazione di movimenti violenti e assassini. La strada intrapresa sembra però irreversibile e probabilmente la trasformazione da ex partito totalitario a partito democratico arriverà a copleta maturazione.

Il Partito della Rifondazione Comunista, come già dice il suo nome, non ha sostanzialmente cambiato molto rispetto alle sue radici. Ha fatto, sì, alcune critiche a Stalin e Castro, cercando di accreditare una diversa via al comunismo. Essenzialmente però è tuttora fortemente ancorato al marxismo, con conseguente visione di uno Stato ‘padrone’ in grado di garantire la ‘dittatura’ del proletariato e l’abolizione di qualsiasi proprietà privata. L’individuo in quanto tale è rispetto allo stato un’entità senza alcun valore.
Le manifestazioni teoriche sul ripudio della violenza fanno poi a cazzotti con la realtà quotidiana (no-globals, Genoa social forum, ecc.).
Peggio ancora, anche se sulla stessa linea il Partito dei Comunisti Italiani. Qui addirittura non vi è stata alcuna ammissione degli orrori stalinisti e Castro è considerato un eroe positivo.
Per entrambi il concetto di democrazia è quanto meno discutibile. Il mondo è diviso, ovviamente da loro, in ‘buoni’ e ‘cattivi’. I ‘buoni’ sono genericamente tutti quelli che in qualche modo sono vicini all’area marxista. Con costor è possibile parlare, litigare e, se eccedono, eventualmente marchiare e bollare come ‘revisionisti’ e relegare nell’inferno marxista.
Gli altri sono i ‘nemici’. Vanno eliminati (per molti dei loro seguaci il termine è inteso alla lettera), combattuti con violenza e ricoperti d’odio.
Entrambi sono strettamente legati alla ‘sinistra radicale’, di cui rappresentano il ‘braccio politico’.

Queste due compagini, insieme alla costellazione di gruppuscoli che a loro fanno riferimento, sono il vero problema dell’Italia.
Il loro elettorato, e quindi la loro esistenza, è il frutto dell’odio e della propaganda falsa disseminato a suo tempo dal PCI.
Può essere lentamente rimosso con l’informazione.

Per ora comunque la situazione è tale da avere solo due possibili soluzioni:

1) Il ritorno, auspicato da Casini, Mastella e Follini, di un partito di centro in grado di formare, a seconda dei casi, maggioranze di centro destra o di centro sinistra. Ciò toglierebbe peso alle formazioni di sinistra antidemocratica, ma riporterebbe l’Italia nella situazione della cosiddetta ‘prima Repubblica’. Con tutte le conseguenze già vissute.

2) Una nuova legge elettorale che riconoscesse alla formazione che ottenesse il maggior risultato di un margine di seggi in Parlamento tale da poter governare. Il meccanismo dovrebbe essere tale da poter garantire anche al PDS la possibilità di governo senza dover sottostare all’appoggio delle due formazioni di estrema sinistra. Solo così si potrebbe garantire una normale dialettica democratica al Paese, in cui a prevalere sarebbero le soluzioni proposte ai vari problemi e non la contrapposizione ideologica.

Vedremo cosa ci riserverà il futuro.

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