“Torno a ribadire, per chi non ha ancora capito, e soprattutto per chi non ha voglia di capire, che noi non alzeremo le tasse.
Noi le abbasseremo.”


(Romano Prodi agli Italiani in TV)

Riporto un’articolo che fotografa la realtà e che quindi condivido:

“La colonna sonora di fischi e contestazioni che accompagna ad ogni apparizione in pubblico Romano Prodi e i suoi ministri è la prova provata di una perdita di consensi che non ha precedenti nella storia repubblicana. In sei mesi il premier solo e stizzoso e il suo esecutivo rissoso sono riusciti a precipitare nel baratro dell’impopolarità più netta e irrimediabile. Li ha aiutati in questa azione di auto-smascheramento una legge finanziaria impresentabile, punitiva e confusionaria – per almeno 348 volte premier e ministri hanno cambiato parere sui suoi contenuti – che ha unito, in un rifiuto corale, italiani di ogni condizione sociale e di ogni tendenza politica.
Per una singolare manifestazione della nemesi storica, oggi è un giornale amico, La Repubblica, a pubblicare un’indagine demoscopica che ha per il governo delle sinistre e il suo livoroso premier il valore di una pietra tombale.
L’inchiesta è quella condotta per il quotidiano romano dall’istituto Demos, il “Rapporto sugli italiani e lo Stato”. Vi si analizzano gli orientamenti nei confronti delle istituzioni, a cominciare dal governo. E qui arriva la mazzata. Secondo l’indagine, il 41,1 per cento degli italiani considera il governo Prodi “molto peggiore o peggiore” del governo Berlusconi. Soltanto il 18,9 ritiene l’attuale esecutivo “molto migliore o migliore” di quello di centrodestra. Per la prima volta si valuta con un sondaggio, dunque, il confronto diretto – da misurare per credibilità e consensi – fra l’attuale presidente del consiglio e Silvio Berlusconi ed è proprio il leader del centrodestra che vince con un distacco di 22 punti. Un altro elemento sul quale Prodi e la sua armata allo sbando dovrebbero riflettere è l’ampiezza della delusione fra coloro che alle ultime politiche hanno votato per l’Unione. Fra questi soltanto il 47,7 ritiene che l’attuale governo sia migliore del precedente, mentre il 13 per cento ritiene che sia peggiore. Questi dati dovrebbero convincere il Professore che non è necessario tirare in ballo gli avversari politici quali mandanti delle contestazioni ai suoi danni: i fischiatori, Prodi può trovarli senza sforzo in casa. Sempre che voglia vederli e ascoltarli.
Altri spunti interessanti del Rapporto Demos riguardano la graduatoria della fiducia che gli italiani nutrono per istituzioni, enti, organizzazioni. Si segnala che fra il 2005 e il 2006, con la successione al Quirinale di Giorgio Napolitano a Carlo Azeglio Ciampi la fiducia nella Presidenza della Repubblica è scesa dall’80,1 per cento al 59,6. Continua a calare, inoltre, la fiducia nella magistratura: l’anno scorso era al 43 per cento, quest’anno è al 41,8. Sempre oggi La Repubblica offre ai suoi lettori il sondaggio mensile dell’Ipr, diffuso già ieri dalle agenzie di stampa. Quel che colpisce, nella perdita di consensi del governo, è la rapidità della progressione, della caduta. In un solo mese Romano Prodi ha perso quattro punti: coloro che hanno fiducia nel Professore in novembre erano il 46 per cento, oggi sono il 42; la percentuale di chi non ha fiducia in lui è salita dal 50 al 52. Anche la credibilità del governo precipita: in un solo mese è scesa di 5 punti, dal 43 al 38 per cento.”

“Torno a ribadire, per chi non ha ancora capito, e soprattutto per chi non ha voglia di capire, che noi non alzeremo le tasse.
Noi le abbasseremo.”

(Romano Prodi agli Italiani in TV)

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