Scienza


Mi sono imbattuto nel sito del fisico Marco Biagini che, alla teoria materialista imperante che vorrebbe ridurci ad un tubo digerente, ne contrappone una del tutto diversa e molto pià credibile.

Cerco di riassumere quanto da lui esposto in vari articoli, sperando di esserci riuscito.
Come al solito potete approfondire l’argomento agli indirizzi riportati in fondo.

Tutta la materia che ci circonda, sia allo stato solido, liquido o gassosos, così come quella che costisuisce i tessuti del nostro organismo è fatta di soli tre tipi di particelle: i protono, i neutroni e gli elettroni.

Le forme di interazione tra queste particelle sono quattro: nucleare forte, elettromagnetica, nucleare debole e gravitazionale. Di queste, l’interazione nucleare debole è circa cento miliardi di volte più debole di quella elettromagnetica ed ha un raggio di azione molto piccolo, circa un milionesimo di miliardesimo di centimetro. I suoi effetti quindi si limitano ad alcuni processi di decadimento radioattivo. L’interazione gravitazionale tra elettroni, protoni e neutroni è pure del tutto trascurabile.

Restamo quindi, per spiegare i fenomeni che osserviamo nella materia stabile (processi molecolari, chimici e biologici) le due interazioni restanti: nucleare forte e elettromagnetica. Se però consideriamo che l’interazione  nucleare forte è cento volte più intensa dell’interazione elettromagnetica, ma con un raggio di azione di circa un millesimo di milardesimo di millimetro (ordine di grandezza dei nuclei atomici), possiamo dire che il suo ruolo è quello di tenere saldamente legati i protoni ed i neutroni dentro il nucleo, mentre tutti i processi che osserviamo nella materia stabile sono determinati unicamente dall’interazione elettromagnetica.
La meccanica quantistica spiega molto chiaramente tutti i processi chimici in termini meccanicistici. Vale a dire che anche tutti i processi biologici sono spiegabili in termini meccanicistici.
La vita biologica consiste infatti unicamente in successioni di reazioni chimiche concatenate tra loro.

Concludendo, la scienza quindi ci fornisce una chiara e logica spiegazione meccanicistica della vita biologica.
Ciò che manca però è una spiegazione della vita psichica.
Gli elettroni e i quark non pensano, non sono nè tristi, nè felici, non provano nè piacere, nè dolore.
Il materialismo si sviluppò molto prima della meccanica quantistica, ai tempi in cui la biologia e la chimica venivano considerate scienze autonome ed indipendenti dalla fisica, A quei tempi la materia biologica veniva considerata su un piano diverso da quella inorganica e si riteneva che i processi biologici, ed in particolare quelli cerebrali, avessero natura diversa dai processi della materia inorganica.

La meccanica quantistica ha scientificamente dimostrato la falsità di queste opinioni. Oggi sappiamo che sia la materia che i processi cerebrali hanno la stessa identica natura della materia inorganica e dei suoi processi; e tali processi sono determinati unicamente dalle leggi dell’elettrodinamica quantistica.

L’affermazione, tipicamente materialista, che le reazioni chimiche e gli impulsi elettrici nel cervello generano le sensazioni, le emozioni ed i pensieri, è sbagliata sul piano scientifico, dato che le reazioni chimiche, sia dentro che fuori dal cervello consistono solo in un cambiamento di configurazione geometrica dei nuclei atomici, con un conseguente riassestamento degli elettroni. Gli impulsi elettrici, sia dentro che fuori dal cervello, sono in realtà solo elettroni in movimento; le leggi della fisica stabiliscono che gli impulsi elettrici generano solo onde elettromagnetiche che si propagano nello spazio alla velocità della luce. Gli impulsi elettrici del cervello sono quindi del tutto equivalenti a quelli che attraversano una lampadina, e non generano alcuna sensazione, emozione o pensiero.

Ma allora chi crea le sensazioni, le emozioni e la coscienza?

Ciò che possiamo affermare è che la causa dell’esistenza della coscienza, delle sensazioni, delle emozioni e dei pensieri è un’entità nè materiale, nè fisica. Possiamo chiamare tale entità col nome che ci pare, mente, psiche, anima o spirito.

A prescindere dal nome, il risultato fondamentale è che questa entità certamente esiste nell’uomo, e quindi l’uomo non è soltanto un organismo biologico. Nell’uomo c’è qualcos’altro che trascende la realtà fisica, materiale e biologica.

Questa entità (psiche) è in interazione col cervello (se tale interazione non esistesse l’uomo non potrebbe mai conoscere la realtà esterna). Ciò implica che una qualsiasi alterazione delle normali funzioni cerebrali si rifletta anche sulla psiche. Ciò spiega tra l’altro come droghe e traumi cerebrali abbiano un effetto non solo sul cervello, ma anche sulla psiche.

Resta la domanda finale.
Come nasce la nostra mente o psiche?

Sulla base delle conoscenze scientifiche possiamo solo affermare che la nostra psiche non nasce a causa di processi fisici, chimici, o biologici. La causa dell’esistenza della nostra psiche, in altre parole, trascende le leggi della fisica e la realtà materiale.

Dr. Biagini
Dottore di Ricerca in Fisica dello Stato Solido.

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Fermati un attimo e chiudi gli occhi per qualche istante.
Adesso rispondi alla domanda: finchè avevi gli occhi chiusi, il mondo ha continuato ad esistere anche se non ne eri consapevole? Come lo sai?

Adesso immagina per un momento l’intera storia dell’Universo. Secondo gli scienziati esso si è formato grazie ad un’esplosione avvenuta circa 15 miliardi di anni fa.
Ora immagina la storia della terra. Una nuvola infuocata di cenere emerge da quella primordiale palla di fuoco, si condensa lentamente, si stabilizza intorno al sole e produce dopo miliardi di anni un’atmosfera e una biosfera capaci non solo di creare la vita, ma anche di sostenerla e moltiplicarla.

Adesso immagina che nessuno dei fatto citati che hanno portato alla nascita della vita sulla terra sia mai avvenuto. Che tutta la storia accennata qui sopra sia esistita solo come potenziale astratto, un sogno cosmico fra mille altri sogni.
E solo quando in quel sogno è apparso il primo essere cosnscio, il sogno stesso è diventato realtà.
In altre parole solo nell’istante in cui è iniziata la prima osservazione conscia l’intero universo, inclusa tutta la storia che ha portato a quel momento, è venuto improvvisamente alla luce. Sino a quel giorno niente era realmente successo. In qull’istante si sono concretizzati gli avvenimenti di quindici miliardi di anni.

Fantascienza?

Non proprio. Più la fisica quantica progredisce e più aumentano gli indizi che tutto ciò possa essere vero. Il numero di scienziati che iniziano ricerche in tal senso sta aumentando esponenzialmente.
Oggi parlo di Amit Goswami, un fisico nucleare nato in India che ha insegnato in America.

Secondo Goswami, infatti, la fisica quantica, così come molte altre scienze moderne, sta dimostrando che l’unità essenziale di tutta la realtà è un fatto sperimentalmente verificabile. Ciò ha implicazioni profonde.
Tra l’altro mette in discussione il paradigma materialista che ha dominato il mondo per più di duecento anni e che, ancora oggi, è difeso a spada tratta dalla maggioranza degli scienziati.

Si rifà ai risultati degli esperimenti di laboratorio, in particolare all’esperimento di Alain Aspect che nel 1982 dimostrò definitivamente la verità delle nozioni spirituali, in particolare qualla della trascendenza. Vale a dire che gli oggetti hanno reali connessioni al di là dello spazio e del tempo.

Questo fatto, fuori discussione nella fisica quantica, interessa però anche la fisica di tutti gli oggetti. La ragione, secondo Goswami, risiede nel fatto che la fisica quantica è l’unica fisica che descrive tutta la realtà, micro- e macroscopica. E tutti i cosiddetti ‘paradossi’ della fisica quantica si risolvono automaticamente accettando la consapevolezza come il fondamento dell’essere.
Il mondo reale pertanto è creato dalla consapevolezza. Il concetto, che a prima vista sembra assurdo, in realtà deriva dalla fisica quantica.

Newton ci ha insegnato che gli oggetti sono entità definite, visibili in ogni istante e in movimento lungo traiettorie definite.
La fisica quantica non dipinge affatto gli oggetti in questo modo. Nella fisica quantica gli oggetti sono visti come potenzialità, onde di possibilità.
Quindi sorge la domanda: cosa trasforma la possibilità in attualità? Infatti, quando vediamo, vediamo solo eventi in atto. Essi cominciano con noi. Quando vedi una sedia, vedi una sedia in atto, non in potenza.

Ebbene, questo si chiama il “paradosso della misurazione quantica”. È un paradosso, perché chi siamo noi per operare questa trasformazione? Dopo tutto, nel paradigma materialista, non abbiamo alcun potere causale. Non siamo altro che il cervello, composto di atomi e particelle elementari. Quindi, come fa un cervello composto di atomi e particelle elementari a tramutare un’onda potenziale, se lui stesso è un’onda potenziale? Lui stesso è composto delle onde potenziali degli atomi e delle particelle elementari, quindi non può trasformare la propria onda potenziale in qualcosa di attuale. Questo viene definito un paradosso. Ora, nella nuova concezione, la consapevolezza è il fondamento dell’essere.

Quindi, chi converte ciò che è potenziale in attuale?

La consapevolezza, perché essa non ubbidisce alla fisica quantica. La consapevolezza non è fatta di materia; è trascendente.

Il mondo materiale della fisica quantica è solo una possibilità.

È la consapevolezza, grazie alla conversione della possibilità in attualità, a creare ciò che vediamo manifesto.

In altre parole, la consapevolezza crea il mondo manifesto.

Intervista completa.


* * *

Amit Goswami, laureato in fisica nucleare teorica a Calcutta nel 1964, è stato professore di fisica all’Università dell’Oregon sino al 1968.
É autore di numerosi libri.
Amit Goswami,

Video (in inglese) di Goswami su YouTube
parte I

parte II

parte III

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Un proverbio cinese avverte, “Se non cambiamo direzione, è probabile che finiremo esattamente dove siamo diretti.”

Oggi mi sono imbattuto in Ervin Laszlo che insegna come cambiare direzione, pertanto vi ripropongo il suo pensiero.

Tra gli scienziati che si stanno impegnando per diffondere una nuova coscenza del cosmo vi è Ervin Laszlo, musicista, scienziato e filosofo.
E’ il fondatore del ‘club di Budapest’ a cui tra gli altri aderiscono premi Nobel, artisti e personaggi come il Dalai Lama, Yehudi Menuhin, Desmond Tutu, Vaclav Havel, Michail Gorbachev, Peter Ustinov, Peter Gabriel e molti altri.

L’approccio di Laszlo unisce concetti fisici e spirituali della realtà. E’ convinto dell’esistenza di una consapevolezza universale che unisce tutti gli esseri, animati e non, dell’universo. L’universo è un insieme dinamico, secondo Laszlo, che genera non solo materia/energia, ma soprattutto informazione. La materia/energia, anzi, è generata dall’informazione.

Il suo pensiero segue le tendenze della fisica moderna. Come Einstein aveva affermato, lo spazio è ‘la cosa principale, la materia è secondaria’, oggi si sostiene che la realtà fondamentale non è la materia che si muove in uno spazio inerte, ma lo spazio come plenum, come ‘campo dei campi’. La materia non è altro che pacchetti di energia prodotti dallo spazio stesso. E lo spazio produce non solo materia/energia, ma anche informazione che è più importante dell’energia. Non è materia/spirito, ma tutti e due gli aspetti.
In base a questa teoria tutto ciò che è nell’universo è un’articolazione della coscienza.

Se prendiamo gli antichi testi Vedici e sostituiamo il termine ‘akasha’ con ‘campo’, otteniamo un trattato di fisica contemporaneo.

Se l’universo è un campo di consapevolezza, allora anche i ‘campi’ creati dalla consapevolezza umana devono avere un effetto sulle persone che vivono al loro interno o che con esso entrano in contatto, anche senza saperlo, attraverso il cervello.
Esperimenti sull’influenza positiva di campi di coscienza armonici sono stati condotti fin dagli inizi degli anni ‘70.
Anche se può sembrare strano questa capacità dei campi di coscienza umana di influenzare gli eventi sta diventando un fatto sempre più accettato nella comunità scientifica.

Negli ultimi secoli il pensiero occidentale ha ignorato e persino negato l’esistenza di questo ‘campo’ d’informazione costringendoci a dipendere solo dai nostri cinque sensi fisici, anch’essi usati sempre meno.
Ora è giunto il tempo di imarare ad usare il cervello in modo diverso per collegarci all’elemento transpersonale della coscenza che è trascendente.

Laszlo afferma che questo ’salto’ di consapevolezza è possibile. Adesso c’è un grande rinascimento spirituale nel mondo e, se un numero sufficiente di persone raggiungono questo livello di consapevolezza, ci sarà un balzo molto marcato per la nostra specie.

Secondo Laszlo l’uomo appartiene ad un ’sistema non lineare’. Tali tipi di sistemi sono molto lontani dall’equilibrio chimico e termico e possono aumentare il loro livello di complessità e organizzazione e diventare perciò più energetici.
Questi sistemi obbediscono anch’essi alla seconda legge della termodinamica, ma sono sistemi ‘aperti’. L’energia spesa non è ovviamente più utilizzabile da questi sistemi, ma essi hanno la possibilità di ‘importare’ altra energia per svolgere ulteriore lavoro. Tali sistemi sono sempre al confine del ‘caos’. Possono matenere se stessi solo attraverso auto replicazione o riproduzione. Ed è attraverso queste possibiità, nè fisiche, nè mentali, che tali sistemi possono scivolare in nuovi e più alti livelli di non-equilibrio.

Laszlo segue la teoria neo-darwiniana di Jay Gould e Niles Eldredge che vi hanno introdotto il concetto di ’salto’. Non vi è più una progressione graduale e a piccoli passi ma, in determinate situazioni, vi è una specie di bivio. Davanti ad una possibile estinzione la specie può fare un ’salto’, imboccare un bivio che la porta ad una spece periferica. Un ordine più elevato sorge così dal caos.

La sua teoria completa, molto interessante, la potete, se volete , leggere altrove. Qui mi preme mettere in luce la sua conclusione.

Secondo Laszlo oggi ci troviamo in prossimità di un punto critico e di conseguenza alla presenza di una ‘finestra decisionale’.
La situazione attuale è infatti disastrosa:

  • Sta crescendo il potenziale per il conflitto sociale e politico.
  • Cresce la criminalità e la guerra organizzata.
  • Si va accelerando il cambiamento climatico.
  • Si aggrava la scarsità di cibo, acqua ed energia.
  • Si aggrava l’inquinamento industriale, urbano ed agricolo.
  • Aumenta il divario tra popolazioni povere e ricche.
  • Si accelera la distruzione della bio-diversità
  • Cresce la perdita continua di ossigeno atmosferico.
  • Aumenta il rischio di mega-disastri (incidenti e scorie nucleari, devastanti inondazioni ed uragani e catastrofi naturali dovute spesso a fattori umani).

Le tendenze non sono un destino. Possono essere cambiate. Ma come?
Einstein diceva: ‘non si può risolvere un problema con lo stesso modo di pensare che ha provocato il problema’.
Non si può continuare ad andare avanti così. La via imboccata conduce soltanto verso l’estinzione.
Ci stiamo avvicinando ad un punto di caos. A questo punto alcune tendenze deviano e scompaiono, e nuove realtà compaiono al loro posto. L’evoluzione di sistemi complessi, secondo la teoria del caos, coinvolge sempre periodi di stabilità e instabilità, di continuità e discontinuità, di ordine e caos che si alternano.
Siamo pertanto da poco tempo in presenza di una ‘finestra decisionale’ che ci permetterà di proseguire verso il nostro annullamento (sparizione della specie) o ’saltare’ in una condizione diversa.
In una ‘finestra decisionale’ i sistemi sono ultra-sensibili. Questo significa che anche piccole fluttuazioni possono produrre effetti su larga scala.
Ed è questa la ragione che induce alla speranza.

Occorre un cambiamento di coscienza.
Cambiamento che può avvenire solo se parte dal basso, vale a dire dal singolo individuo.
Un più alto stato di coscienza individuale significa comprendere che l’individuo è solo una parte del tutto ed è in perenne comunicazione col tutto.
Un più alto stato di coscienza individuale, per la stessa natura della coscienza, si propaga nel tutto ed influenza positivamente ciascuno.
Questo innalzamento della coscienza può essere raggiunto in due modi:

  • attraverso una serie di cataclismi che, distruggendo la maggioranza della popolazione, induca gli altri a cambiare.
  • attraverso una personale maturazione che, qualora interessi un numero sufficiente di soggetti, sarebbe in grado di effettuare il ’salto’ prima della necessità di una catastrofe.

* * *

Elvin Laszlo

Nato a Budapest nel 1932 scopre a 5 anni un gran talento musicale.
A 15 anni è considerato come uno dei grandi pianisti contemporanei.
Fondatore del Club di Budapest.
Direttore del General Evolution Research Group di cui è fondatore.
Consigliere della Direzione Generale dell’UNESCO.
Ambasciatore dell’International Delphic Council
Membro dell’Accademia Internazionale delle Scienze
Membro dell’Accademia Mondiale delle Arti e delle Scienze
Membro dell’Accademia Mondiale di Filosofia
Premio internazionale Mandir per la Pace (Assisi 2005)
Ex presidente della Società Internazionale delle Scienze Sistemiche
E’ riconosciuto come il fondatore della filosofia sistemica e della teoria generale dell’evoluzione
Laureato col massimo onore in filosofia e scienze umane alla Sorbona
Detentore del diploma d’arte della Franz Liszt Academy di Budapest
Quattro lauree ad honorem
Ha scritto migliaia di articoli e 70 libri pubblicati in 20 lingue
Parla nove lingue diverse
Oggi vive in Toscana, vicino a Siena, dove studia e scrive e da cui viaggia per tutto il mondo per tenere conferenze

Per approfondire:

Consciousness In The Cosmos
Subtle Connections
Ervin Laszlo - Philosopher (video)
Dr. Elvin Laszlo - Biography & Resources
L’estate e l’inverno scompariranno? (intervista)
Macrolibrarsi
Club di Budapest

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L’ing. Marco Todeschini (1899 - 1988 ) è, tra le voci ‘fuori dal coro’, una fra le più interessanti ed eclettiche.
Partendo dall’osservazione che la fisica moderna non è in grado di arrivare a conclusioni unitarie e che, dopo aver postulato l’esistenza di uno spazio vuoto (nel senso letterale del termine), ha poi dovuto attribuirgli comunque tutte le caratteristiche dinamiche di uno spazio fluido mobile e denso (curvature variabili e sede di forze), ha sviluppato una sua teoria che, allontanandosi da Newton, si riavvicina a Cartesio.

Del resto da Newton si era già allontanati Heisemberg.

Schrodinger dal canto suo ammetteva un’onda astratta legata alla probabilità di trovare un corpuscolo, rinunciando quindi a spiegare come la vibrazione energetica si trasmette nello spazio vuoto e perchè mantiene la stessa frequenza della sorgente che lo emette.

L’intuizione fondamentale di Todeschini fu quella di mettere in discussione il concetto newtoniano di vuoto sostituendolo con quello di etere in movimento e vorticoso e spiegando tutti i fenomeni fisici sulla base della legge della fluidodinamica.
Con tale presupposto arriva, con semplici formule, ad unificare la fisica, la psicologia e la biologia. Il tutto senza ricorrere a concetti astrusi e senza dover contraddire la fisica classica galileiana.

In sintesi secondo la sua teoria, chiamata anche Teoria delle Apparenze, tutti i fenomeni che noi percepiamo non sono che ‘apparenze‘ che nascono dall’effetto generato nella nostra psiche, dal movimento del fluido cosmico quando viene a contatto con i nostri sensi.

Sono apparenze quindi il suono, la luce, il sapore, l’odore, la forza, il calore, l’elettricità, eccetera, poichè non sono altro che l’elaborazione psichica degli stimoli nervosi che scaturiscono dall’incontro tra il movimento del fluido universale, di diversa frequenza, e i nostri organi sensori, che arrivati al cervello, sede della psiche, vengono trasformati nelle sensazioni relative, mentre in realtà non sono che onde d’etere silenti, buie, insapori, incolori, atermiche, diverse solo nella loro frequenza.

Straordinaria conseguenza di questa Teoria è il fatto che se è vero che tutto viene generato dai movimenti dell’etere cosmico anche la materia ed i suoi campi di forze devono esserne figli.
Ed infatti, Todeschini, dimostra come tutto possa essere originato, dai nuclei atomici alle galassie, dal movimento di vortici sferici di tale sostanza che roteando a velocità superluminale attorno al loro centro creano, per attrito, la rotazione di strati concentrici successivi, formando così le particelle ultramicroscopiche costituenti la materia e che, a seconda del loro verso di rotazione, creano le forze attrattive o repulsive che le contraddistinguono e che sono responsabili delle forme di aggregazione della materia stessa.

Approfondendo i suoi studi capì che per arrivare ad una visione unitaria del creato bisognava studiare anche la realtà biologica perché intermediaria nella comprensione dei fenomeni.
Con 10 equazioni psico-fisiche che generalizzano la legge d’inerzia di Newton (F=ma), Todeschini dimostra la corrispondenza fra le decelerazioni della materia contro il corpo umano e le sensazioni che sorgono nella psiche svelando che tutte le sensazioni seguono tale legge (Sn=ma).
L’enorme importanza di ciò consiste nel fatto che per la prima volta si vengono ad introdurre nelle scienze esatte, oltre ai fenomeni fisici oggettivi, anche i corrispondenti fenomeni fisiologici e psichici soggettivi, sinora trascurati.

A sostegno della sua teoria realizzò strumenti di misura ed esperimenti di laboratorio che confermarono in pieno le sue teorie.
Celebre l’esperimento con due raggi di luce in direzione del movimento della terra, uno opposto all’altro, che confermarono come la velocità stessa della luce nelle due direzioni sia diversa e che la differenza sia uguale appunto alla differenza tra la velocità teorica, da lui determinata, del fluido spaziale intorno alla terra e quella della terra stessa.
La controprova è data dal fatto che i due raggi di luce viaggiano alla stessa velocità qualora la direzione di entrambi sia ortogonale alla direzione precedente.

Eclatante l’invenzione del ‘motore a forza propulsiva centrifuga‘ (brevetto 312496-1933) costituito da due masse che ruotano indipendentemente ed in maniera sincrona attorno al loro centro e contemporaneamente rivoluiscono attorno ad un centro comune, sì che la forza centrifuga risultante può essere orientata nella direzione e nel senso desiderati.
Il motore è basato sul concetto che la decelerazione centripeta delle masse trova reazione nello spazio fluido ambiente e che tale reazione si identifica con la forza propulsiva centrifuga.
Il funzionamento del motore dimostra perciò sperimentalmente la fluidità dello spazio.

Oggi un sistema di propulsione di questo tipo, denominato ‘propulsione non newtoniana‘ è oggetto di studi e ricerche, in italia, da parte dell’A.S.P.S (Video, Home)

Questa concezione della realtà interamente dominata dall’etere e dai suoi moti, è profondamente radicata nella concezione filosofico-religiosa delle civiltà orientali, quando ci parlano di un “Prana” che pervade l’universo, e che rappresenta anche il continuo soffio divino.

Il concetto di “vortice” non è solo un parto della mente di Todeschini, ma è stato preso in esame anche da fisici che hanno operato poco tempo dopo di lui.
L’idea di vortice e di etere è stata ripresa anche da altri scienziati come ad esempio i fisici Roberto Palmieri, Cesare Colangeli e Luigi Borello, secondo i quali se lo spazio fosse veramente vuoto, allora determinate forme di energia non avrebbero alcuna possibilità di trasmettersi attraverso lo spazio stesso, poiché venendo meno l’assorbimento di energia da parte della materia, verrebbero meno le “proprietà di memorizzazione” di qualunque evento che si verifica nell’Universo.

Recentemente il russo Akimov ha sviluppato un modello molto sofisticato di fisica teorica che considera l’esistenza dei vortici nel vuoto quantistico – che come si sa non è realmente vuoto bensì costituito da un continuo ribollire di particelle e anti-particelle virtuali – i quali sarebbero creati da tutti gli oggetti dalle particelle alle galassie. Questo è davvero molto simile a quanto pensato da Todeschini, con la differenza che qui l’etere assume una connotazione molto aggiornata ai nuovi modelli della meccanica quantistica, mentre Todeschini ne fornisce una interpretazione sostanzialmente di fisica classica (fluidodinamica, per la precisione).
E sempre secondo Akimov, dunque anche il nostro cervello è un trasduttore di campi di torsione.
Ma se si esclude la differenza di trattazione tra Todeschini e Akimov, anche in questo caso ci troviamo di fronte allo stesso concetto di fondo: vortici di etere governano non solo la materia, ma anche la psiche tramite quella centralina elettronica (come la definiva Todeschini) che è il cervello, e viceversa.

Concetti del genere vengono esplorati da diversi altri ricercatori come ad esempio il premio nobel per la fisica britannico Brian Josephson, quando si accorge che dietro le leggi apparentemente casuali e statistiche della meccanica quantistica, si celano leggi più grandi e senzienti che generano il meccanismo della Vita, un meccanismo che si sviscera dalla visione che noi abbiamo oggi del concetto di “etere”, ovvero il vuoto quantistico, che invece vuoto non è. Concetti del genere vengono a tutt’oggi ripresi anche dal fisico e filosofo dei sistemi ungherese Ervin Laszlo, ma erano stati considerati in maniera molto approfondita anche da grandi geni dell’elettromagnetismo come Nikola Tesla.

Perchè allora Todeschini viene ignorato dalla scienza ufficiale?

Il motivo è molto semplice.
Nella sua opera Todeschini si dichiara apertamente avversario delle teorie einsteniane perchè negano l’esistenza dell’etere e perchè dichiarano la velocità della luce come la massima raggiungibile nell’universo. Nella Teoria delle Apparenze giunge addirittura a dimostrare l’infondatezza del pensiero di Einstein.
Viene quindi a demolire due pilastri fondamentali su cui si basa tutta la scienza ufficiale: le teorie di Newton e di Einstein e rivaluta il pensiero di Cartesio.
Non contento di questo dimostra l’esistenza delle forze spirituali.
Facile quindi immaginare la reazione degli scienziati ortodossi, dichiaratamente positivisti, di fronte a tali asserzioni.

Ma il tempo è galantuomo.

L’etere cacciato dalla porta, rientra dalla finestra attraverso teorie e prove di laboratorio legate alla fisica quantica.

Alcuni collegamenti (da cui ho tratto quanto scritto) a chi vuole approfondire:

Un ricordo di M. Todeschini
A.C.N.R. - Archivio Todeschini
A.C.N.R. - La fisica
A.C.N.R. - Gli esperimenti decisivi
Esperimenti (PDF)
PsicoBioFisica
Intervista a Antonella Todeschini
Marco Todeschini
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L’universo comincia a sembrare
più simile ad un grande pensiero
che non a una grande macchina.

James Jeans, astronomo e fisico.

Mi riferisco alla teoria o meccanica quantistica, nata agli inizi del secolo scorso e che, sebbene passata inosservata agli occhi dei più, rappresenta invece la pià grande rivoluzione scientifica di tutti i tempi.

Per molti versi, dopo secoli di allontanamento, la scienza, tramite la meccanica quantistica, torna alle origini riscoprendo per vero quanto agli albori del mondo era stato dichiarato dai Veda.

La conclusione più sconvolgente per molti, ma non per tutti, è che la realtà è tale solo se è presente l’uomo con le sue osservazioni.

Come non ricordare l’affermazione dei Veda, migliaia di anni fa, che asseriva come l’universo non fosse reale, ma acquistava realtà solo tramite la presenza della mente umana (”l’universo non e né reale né non-reale ma indeterminabile. Quella che noi chiamiamo realtà non è altro che Maya, cioè la proiezione della nostra mente.” Advaita Vedanta)?

La meccanica quantistica (diseguaglianza di Bell) mostra come l’universo non può più essere considerato una mera collezione di oggetti, ma una inseparabile rete di modelli di energia vibrante, nei quali nessun componente ha realtà indipendente dal tutto.

Secondo il fisico inglese S.Hawking, il nostro Universo ebbe origine dal nulla (nulla quantico) per fluttuazione quantistica, generato dalla vibrazione dello stesso nulla e senza poterne calcolare una data precisa d’inizio, ma potendone calcolare il limite di circa 15 miliardi di anni fa.

Come non ricordare l’inizio del Vangelo secondo Giovanni:

Nel principio era la Parola, e la Parola era con Dio, e la Parola era Dio.
Essa era nel principio con Dio.
Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei; e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta.

Dove “la parola” va intesa come vibrazione. Quella vibrazione primordiale che i Veda chiamano Aum e che secondo il loro insegnamento permea tutto l’universo, esisteva prima del tempo ed è alla base di tutto il creato. E quella vibrazione, identificata col nulla, col vuoto, altro non era e non è che l’Assoluto.

Ecco la descrizione della nascita dell’universo data dai Veda (Rig Veda X.129):

In quel momento non vi era né l’esistente, né il non-esistente.
Non vi era aria, né il cielo che è al di là.
Che cosa conteneva? Dove? Chi proteggeva?
C’era l’acqua, insondabile, profonda?

In quel momento non vi era né la morte né l’immortalità.
Non vi era segno della notte, né nel giorno.
L’Uno respirava, senza respiro, con il suo stesso potere.
Oltre a quello non vi era nient’altro.

In principio vi era oscurità nascosta da oscurità;
indistinguibile, tutto questo era acqua.
Ciò che era nascosto dal vuoto, l’Uno, venendo in essere,
sorse attraverso il potere dell’ardore.

In principio il desiderio venne prima di tutto,
che fu il primo seme della mente.
I saggi che cercavano nei loro cuori con saggezza
scoprirono il legame dell’esistente con il non-esistente.

La loro corda fu estesa attraverso:
che cosa c’era al di sotto e che cosa c’era al di sopra?
C’erano portatori di semi, c’erano poteri;
vi era energia al di sotto, e impulso al di sopra.

Chi lo sa veramente? Chi può qui dichiarare
da dove è stata prodotta, da dove viene la creazione?
Dalla creazione di questo universo gli Dei vennero successivamente:
chi allora sa da dove ciò è sorto?

Da dove questa creazione sia sorta,
se lui l’ha fondata oppure no:
lui che la sorveglia nel più alto dei cieli,
lui solo lo sa, o forse non lo sa.

Il suono del BigBang, così come ricostruito dal fisico americano John Cramer dell’Università di Washington in Seattle, dà un idea del verbo di Giovanni e dell’Aum vedico.

E continuando:

Il piccolissimo grado di indeterminazione esistente tra i vari livelli di energia e tempo, provoca (per intervalli brevissimi), fluttuazioni nell’energia del sistema. Per tempi che si aggirano intorno al miliardesimo di trilionesimo di secondo un elettrone ed il suo compagno di antimateria - il positrone - possono emergere improvvisamente dal nulla, congiungersi e quindi svanire. Questa è più di una semplice ipotesi; gli effetti di questi comportamenti spontanei di creazione e annullamento sono stati misurati in laboratorio in preciso accordo col Principio di Indeterminazione. E non si creda che la fugace vita di queste particelle non abbia senso o conduca a nulla. Durante la loro breve esistenza questi singolari enti possono compiere una bella dose di lavoro ; si pensi all’attrazione e alla repulsione elettrica, ai processi legati alle le varie forme di magnetismo, ecc.

e ancora:

I fisici chiamano queste particelle “fluttuazioni nel vuoto”. Il concetto sembra sfidare il buonsenso ma è perfettamente valido nell’ambito della Meccanica Quantistica. “Non c’è punto più fondamentale di questo“, ha scritto John Wheeler, “lo spazio vuoto non è vuoto. In realtà è la regione dove avvengono i fenomeni fisici più violenti“.

Come non ricordare la definizione del vuoto da parte dei Veda che asseriscono come il vuoto non sia nient’altro che il contenitore di tutte le possibilità che potrebbero apparire in uno dei mondi così detti materiali.

Il bosone di Higgs, l’ormai mitica “particella di Dio” (come la definì il premio Nobel Leon Lederman) attualmente ricercata in tutto il mondo, se trovata confermerebbe ancor più quanto asserito dai Veda.

E per finire ecco cosa scrive John Wheeler, uno dei più prestigiosi fisici americani, riguardo il significato da dare agli esperimenti così detti a scelta ritardata:
Strumenti di registrazione che operano qui ed ora hanno un ruolo innegabile nel generare ciò che è accaduto [...]. La Fisica Quantistica dimostra che ciò che l’osservatore farà in futuro definisce ciò che accade nel passato

E ancora nell’intervento intitolato “Esperimenti a scelta ritardata e dialogo Bohr-Einstein”, tenuto a Londra (1980) alla riunione congiunta della Società Americana di Filosofia e della Società Reale inglese, Wheeler afferma:
E’ sbagliato pensare al passato come già esistente in ogni dettaglio, Il passato è teoria. Il passato non ha esistenza tranne che per l’essere registrato nel presente [...] Ciò che abbiamo il diritto di dire circa lo spazio-tempo passato, e circa gli eventi passati, è deciso da scelte - di quali misure effettuare - compiute nel passato recente e nel presente. I fenomeni resi esistenti da queste decisioni si estendono all’indietro nel tempo nelle loro conseguenze [...]. Strumenti di registrazione che oprano qui ed ora hanno un ruolo innegabile nel generare ciò che appare essere accaduto. Per quanto utile possa essere nella vita di ogni giorno il dire “il mondo esiste là fuori indipendentemente da noi”, questo punto di vista non può più essere mantenuto. C’è uno strano senso in cui il nostro è un universo partecipato …

L’universo non è una collezione di oggetti, ma una inseparabile rete di modelli di energia vibrante nei quali nessun componente ha realtà indipendente dal tutto: includendo nel tutto l’osservatore“. Brian Josephson, premio Nobel per la fisica.

Anche l’epoca in cui la meccanica quantica, e la conseguente rivoluzione filosofica, è apparsa, concorda con i Veda, secondo i quali il secolo presente dovrebbe essere caratterizzato dall’entrata del genere umano nella sua fase più alta di consapevolezza, dopo aver attraversato la fase più bassa (che è coincisa con la filosofia materialistica) che dovrebbe per l’appunto essere vicina alla conclusione.

Ce n’è abbastanza per capire come la meccanica quantistica rappresenti davvero una rivoluzione incredibile nella storia del pensiero scientifico dell’umanità.

Ed è proprio questo il punto.
Le implicazioni scientifiche e filosofiche di tale rivoluzione sono così tante e così profonde da renderne estremamente difficile l’accettazione da parte della maggior parte della gente, scienziati e non.

Aggiungiamoci la difficoltà di spiegarne i concetti col linguaggio comune ed il gioco è fatto.

Marx e compagni possono ancora dormire sonni tranquilli per parecchi decenni.

Il castello di carte costruito sull’illuminismo e sul materialismo è però miseramente crollato e manca solo che il grande pubblico se ne accorga.

Tags: Scienza Filosofia
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