Si parla molto in questi giorni di immigrazione clandestina e di come arginarla.
E chi ne sa meno di solito è anche chi urla di più.
Vediamo di fare un po’ di chiarezza.
Innazitutto è attualmente in corso nell’Unione Europea un tentativo di armonizzare i comportamenti in materia dei vari stati membri.
Il testo su cui si discute è quello presentato da Frattini nel 2005.
Tale testo tra l’altro prevede:
- la decisione di espulsione deve avvenire entro 30 giorni al massimo (durante i quali il clandestino può decidere di tornare volontariamente nel suo paese d’origine).
Per Repubblica ceca e Ungheria questo periodo è troppo lungo (vogliono poterli espellere prima). - In caso di mancata collaborazione, l’irregolare può essere riportato nel Paese di transito da cui è partito. Ma il cittadino oggetto di espulsione ha diritto a fare appello alla decisione con l’assistenza gratuita dello Stato se non ha risorse.
Germania, Austria, Grecia, Lettonia e Malta, però, si oppongono perché non vogliono pagarne i costi. - la detenzione amministrativa degli irregolari fino a un massimo di sei mesi, estendibili a 18 qualora il clandestino rifiuti di identificarsi o il Paese di origine non collabori.
Anche se non esiste in nessuno Stato il reato d’immigrazione (penale), nove Paesi hanno stabilito di poter trattenere gli extracomunitari clandestini anche senza limite di tempo (Finlandia, Svezia, Olanda, Gran Bretagna, Irlanda, Danimarca, Grecia, Estonia e Malta). In Lettonia per 20 mesi, in Germania per 18, in Ungheria e Polonia un anno. Nessuno se la sente di abbassare troppo la guardia. - Previsto anche un fondo per i rimpatri. Quando il testo sarà approvato, si sbloccheranno 676 milioni di euro da utilizzare allo scopo: solo per il 2008, all’Italia ne toccherebbero circa 5 milioni.
- I controlli. dei confini. Il fronte mediterraneo, Italia in testa, ha sempre chiesto che il costo derivante dal controllo dei confini venga sopportato da tutti. Gli latri ovviamente si oppongono.
È molto probabile quindi che quando la normativa europea sarà pronta il ddl dell’attuale Governo debba essere rivisto in quanto troppo permissivo e buonista.
Resta l’introduzione della trasformazione del reato di immigrazione clandestina da reato civile a reato penale.
É evidente che se questo cambiamento fosse finalizzato ad un più semplice e rapido reimpatrio dei clandestini sarebbe senz’altro auspicabile. Meno sostenibile se si limitasse ad una carcerazione dei clandestini stessi, soprattutto in un Paese dove il diritto è sempre opinabile e la certezza della pena aleatoria.
Altro punto di manifestazioni d’orrrore è la norma che prevede il fatto di essere clandestino come un’aggravante per chi commette un reato.
A questo proposito sono intervenuti un po’ tutti, da penalisti a professoroni, in genere con la considerazione che sarebbe anticostituzionale.
Infatti vi ravvedono una vera e propria discriminazione fra persone in ragione di origine nazionale e di condizioni personali.
E qui possiamo cominciare a ridere. Innanzitutto la norma non parla affatto di nazionalità, ma di immigrazione clandestina, ove il fatto ritenuto aggravante non è l’essere congolese o libanese, ma l’essere entrato in Italia violando le norme del codice civile (sinchè non sarà introdotto il reato penale).
In quanto alla seconda argomentazione è puerile.
Esistono infatti nel nostro ordinamento penale tutta una serie di aggravanti legate non a fatti specifici, ma a comportamenti individuali.
Pensiamo all’aggravante di guida senza patente, all’aggravante per futili motivi (e chi decide che il motivo è futile. Per chi ha commesso il reato era evidentemente di tale gravità da spingerlo al reato stesso), di guida in stato di ubriachezza (la Costituzione mi garantisce la facoltà di bere e di ubriacarmi, perchè questo dovrebbe essere un’aggravante in caso di incidente?) e avanti di questo passo.
Si ha la netta impressione che vi siano persone che ancora non si sono rese conto di aver perso le elezioni proprio per la loro incapacità di affrontare il problema e ridare un po’ di fiducia ai cittadini.
E si mettono a pontificare in cattedra senza alcuna vergogna e, quel che è peggio, senza alcuna ragione.
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Tra il 2004 e il 2006 quasi un denunciato su tre per omicidio volontario è straniero. (dati Istat)
Il tasso di rapine e di borseggi è il più alto degli ultimi 50 anni”. (dati Istat)
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Giugno 4, 2008 at 4:31 pm
“Esistono infatti nel nostro ordinamento penale tutta una serie di aggravanti legate non a fatti specifici, ma a comportamenti individuali.
Pensiamo all’aggravante di guida senza patente, all’aggravante per futili motivi (e chi decide che il motivo è futile. Per chi ha commesso il reato era evidentemente di tale gravità da spingerlo al reato stesso), di guida in stato di ubriachezza (la Costituzione mi garantisce la facoltà di bere e di ubriacarmi, perchè questo dovrebbe essere un’aggravante in caso di incidente?) e avanti di questo passo.”
Non mi convince questa argomentazione. In primo luogo, la costituzione non garantisce ne l’entrata illegale ne reati. In secondo luogo, le aggravanti di guida in stato di ebbrezza o senza patente sono giustificate in quanto sono causalmente legate con il reato. Se guido ubriaco o senza avere la patente, è molto più probabile che causerò un incidente. Contrariamente, non è il fatto che sono entrato illegalmente in un altro paese che mi porta a commettere reati. Anche l’uso di statistiche che mettono in rilievo l’alta percentuale di clandestini in diversi tipi di reati non costituisce un legame reale ma solamente statistico. La causa vera per la quale clandestini commettono reati non è la clandestinità ma le condizioni che essa comporta.
Bisogna ricordare che la maggioranza di clandestini non è in Italia per delinquere ma in primo luogo per guadagnare un paio di soldi a sostegno delle proprie famiglie. Il loro dilemma è che senza permesso di soggiorno possono solo lavorare in nero il che significa spesso condizioni umilianti ed in ogni caso una posizione di dipendenza nei confronti del datore di lavoro che può facilmente sfruttare la persona. Questa situazione di precarietà è il terreno sul quale cresce la criminalità ed è questa precarietà che deve essere combattuta.
Penalizzare l’immigrazione clandestina può essere un rimedio per evitare queste situazioni di precarietà, anche se penso che non sia efficace senza un’adeguata politica di ammissione legale ed integrazione. Una cosa differente però è l’aggravante penale per i clandestini. La colpa del immigrato clandestino che uccide non è più grande di quella del immigrato in regola né di quella del cittadino italiano. Usare l’aggravante come mezzo per scoraggiare l’immigrazione è una misura discriminatoria ingiustificabile. Non è a priori illegale o incostituzionale, anzi, spesso misure discriminatorie sono giustificate (pensiamo alle quote rosa). In questo caso è sproporzionata perché si ha a disposizione altri mezzi meno pesanti ed ancora non usati (come il reato di immigrazione illegale) per scoraggiare la clandestinità e per evitare la precarietà legata ad essa.
Giugno 4, 2008 at 4:51 pm
L’immigrazione clandestine è di per sè un reato (altrimenti non si chiamerebbe così).
E il fatto che per il momento sia solo un reato amministrativo non cambia le cose.
Non vedo quindi alcun motivo per non considerare un’aggravante se chi commette un reato (civile o penale) abbia ne abbia già commesso un’altro.
Tieni anche presente che chi entra clandestinamente sa benissimo di non avere un lavoro, ma sa anche che in qualche modo deve mangiare. Ogni giorno. Come pensi che faccia?
Vero che molti clandestini vengono portati in Italia per inserirli nella catena di coloro che vendono oggetti contraffatti o si mettono agli angoli delle strade a pulire i finestrini o chiedono l’elemosina spesso sfruttando i minori, ma in tal caso, al primo reato, ne aggiungono un’altro.
Poi ci sono quelle che vengono portate a fare le prostitute in giro per la strada. Di norma sono schiave di bande criminali.
Anche per loro non si vede perchè si debba chiudere un’occhio sulla loro clandestinità. Vogliono uscire dal cerchio. Si rivolgano alla polizia o alle associazioni create per aiutarle.
Restano le badanti. Queste ultime vanno messe in regola. In primo luogo per dare sicurezza a loro e in secondo luogo per rispetto a tutti gli Italiani che pagano tasse e contributi.
Se poi la misura servisse a scoraggiare il fenomeno (cosa che non credo), tanto meglio.
Non vedo alcuna discriminazione in tutto ciò, almeno che tu non goiudichi discriminatoria qualsiasi legge che punisca un reato.