Inizio una serie di due o tre articoli sull’impostazione di Sidux da me usata.
Può sembrare strano che dopo l’uscita di Gnome-QT (KDE4) mi metta ancora a descrivere KDE3 e la sua configurazione.

E’ però mia ferma intenzione continuare ad utilizzare KDE3 il più a lungo possibile anche se questo comporterà l’abbandomo di programmi come KOffice (la cui nuova versione girerà solo su Gnome-QT) in favore di programmi simili, come Open Office per la video scrittura.

Dal momento che uso normalmente Compiz, inizio dal caricamento di quest’ultimo al boot.
Come premessa è ovvio che debba essere inizialmente installato.
Per installarlo basta mettere nel file /etc/apt/sources.list la riga:

deb http://download.tuxfamily.org/shames/debian-sid/desktopfx/unstable/ ./

e con synaptic installare i vari pacchetti di Compiz.
Resta ora da farlo partire al login.

Io utilizzo il seguente script (un semplice file di testo reso eseguibile e salvato in ~/.kde/Autostart):

    #!/bin/bash
    sleep 10
    kwin –replace&
    killall kdesktop &
    sleep 10
    killall fusion-icon &
    sleep 3
    fusion-icon &
    sleep 27
    python -u /home/mario/.screenlets/WidescapeWeather/

      WidescapeWeatherScreenlet.py&

    sleep 3
    wmctrl -n 2&
    sleep 1
    wmctrl -n 1&

La prima riga indica che è un eseguibile bash.
La seconda riga attende che KDE sia caricato (KDE si ricorda di fusion-icon e disabilita kwin)
La terza riga riabilita kwin (altrimenti poi fusion-icon mi provoca un crash)
La quarta riga mi elimina Kdesktop (che non mi serve e impedisce a Wallpaper-plugin di funzionare)
La quinta riga attende che KDE termini il caricamento dei vari programmi e applets
La sesta riga elimina fusion-icon
La settima riga aspetta per essere certi che fusion-icon sia chiuso
L’ottava riga lancia fusion-icon
La nona riga aspetta che compiz venga competamente avviato
La decima riga lancia la screenlet WidescapeWeather
L’undicesima riga aspetta che WidescapeWeather sia completamente avviato
La dodicesima riga imposta due desktops
La tredicesima riga attende che i due desktop siano avviati
La quattordicesima ed ultima riga imposta un unico desktop

Gli ultimi due comandi servono per evitare che kpager mostri un unico grande desktop al posto dei quattro corrispondenti alla faccia del cubo.
L’esecuzione dello scripi richiede circa un minuto per essere completata ed alla fine il risultato è quello dell’immagine:

Desktop KDE

Come si vede un desktop che utilizza KDE con due pannelli, uno inferiore ed uno superiore. Con l’applet del tempo posizionata al bordo superiore destro dello schermo (se fosse stata fatta partire prima di caricare Compiz, sarebbe sotto la linea occupata dal pannello superiore).
La peculiarità della mia configurazione di KDE è l’assenza di kdesktop (e quindi di qualsiasi icona sul desktop), la presenza di una barra superiore, a scomparsa, che mi mostra le finestre aperte con la loro anteprima e la configurazione della barra inferiore che mi permette di avere in vista tutto ciò che mi occorre.

Ma su questo ritornerò in un post successivo.

Ho installato per la prima (ed unica volta) Sidux nel febbraio 2007.
Da allora l’ho sempre usato come sistema operativo principale e mi ci sono trovato più che bene.
Nel corso del tempo sono passato sempre più spesso ad utilizzare Synaptic per aggiornare il sistema.
L’aggiornamento infatti, trattandosi di una Debian Sid, è forse il punto più delicato.
Per la mia esperienza, se non si vogliono avere brutte sorprese, occorre procedere in questo modo:

  • Controllare sul sito di Sidux se vi sono avvisi riguardanti l’aggiornamento
  • Controllare con synaptic per ogni pacchetto che si vuol aggiornare cosa avviene
  • Se tutto sembra a posto effettuare l’aggiornamento

Procedendo così, e aggiornando quotidianamente il sistema, mi ritrovo a tutt’oggi con un sistema perfettamente funzionante, scattante e piacevolissimo da usare.

Il problema per Sidux, e per Debian in generale, è costituito da KDE4, meglio noto come Gnome-QT.

Il nuovo DE infatti verrà prima o poi introdotto in Sid con conseguenze che potrebbero essere disastrose.
Debian infatti non permette di avere contemporaneamente attivi KDE3 e KDE4. Bisogna quindi scegliere o l’uno o l’altro.
Esiste ovviamente la possibilità di bloccare KDE3.
Così facendo si evita il pericolo di installare KDE4 anche solo per sbaglio.
La soluzione, però, non è ottimale. Infatti col passare del tempo molti programmi per KDE verranno aggiornati solo per KDE4. Primo fra tutti KOffice2 che risulta impossibile da installare in Debian se non aggiornando lo stesso KDE.

In prospettiva quindi l’unica soluzione possibile sembra essere passare a Gnome (o a qualche altro DE), restando comunque con Sidux.

Una seconda soluzione, tutta però da provare, potrebbe essere l’installazione sopra KDE4 di Plexydesk.
Sempre che Plexydesk sia pronto in tempo.

La soluzione migliore, rappresentata dal porting di KDE3 alle qt4, è onbiettivamente confinata al solo mondo dei sogni.

Resta quindi soltanto la tristezza di constatare la fine di KDE (e quindi dei sistemi operativi fondati sul suo utilizzo) in favore di soluzioni studiate a tavolino per cercare di sfondare su settori di utenza attirati dalla cosiddetta ’semplicità’ di Gnome.

Concludendo, quindi, un bilancio più che positivo con Sidux in questo primo anno, offuscato però dalle prospettive future legate alla scomparsa di KDE.

Finalmente abbiamo un Governo.
E’ d’obbligo augurare buon lavoro al Presidente Berlusconi e ai nuovi ministri.

Restano purtroppo i danni incredibili causati in due soli anni dal governo Prodi.
Il compito di ripararli e di ricostruire all’estero l’immagine del Paese è un compito estremamente difficile e lungo.
Difficile anche individuare le priorità, visto che lo sfascio procurato da Prodi investe praticamente tutti i settori.

Speriamo che il nuovo Governo possa lavorare in pace e avviare a soluzione il maggior numero di problematiche lasciategli in eredità.

E speriamo anche che trovi il modo di eliminare definitivamente dalla scena politica e dalla vita della Nazione tutte quelle frange sinistre imbevute d’odio e invidia che l’elettorato finalmente ha lasciato a casa.

Buon lavoro, Presidente!

Mi è arrivato oggi questo aneddoto. Lo pubblico volentieri, anche se non nuovo, per il suo profondo significato.

Un professore, davanti alla sua classe di filosofia, senza dire parola, prende un barattolo grande di maionese (vuoto), e procede a riempirlo con delle palle da golf.

Dopo chiede agli studenti se il barattolo è pieno.
Gli studenti sono d’accordo e dicono di si.

Allora il professore prende una scatola piena di palline di vetro e la versa dentro il barattolo di maionese.
Le palline di vetro riempiono gli spazi vuoti tra le palle da golf.
Il professore chiede di nuovo agli studenti se il barattolo è pieno e loro rispondono di nuovo di si.

Il professore prende una scatola di sabbia e la versa dentro il barattolo.
Ovviamente la sabbia riempie tutti gli spazi vuoti e il professore chiede ancora se il barattolo è pieno.
Questa volta gli studenti rispondono con un sì unanime.

Il professore aggiunge velocemente due tazze di caffé al contenuto del barattolo ed effettivamente copre tutti gli spazi vuoti tra la sabbia.
Gli studenti si mettono a ridere in questa occasione.

Quando la risata finisce il professore dice: “Voglio che vi rendiate conto che questo barattolo rappresenta la vita.
Le palle da golf sono le cose importanti come la famiglia, i figli, la salute, gli amici, l’amore le cose che ci appassionano.
Sono cose che, anche se perdessimo tutto, e ci restassero solo quelle, le nostre vite sarebbero ancora piene.

Le palline di vetro sono le altre cose che ci importano, come il lavoro, la casa, la macchina etc.
La sabbia è tutto il resto: le piccole cose.

Se prima di tutto mettessimo nel barattolo la sabbia, non ci sarebbe posto per le palline di vetro né per le palle da golf.
La stessa cosa succede nella vita.

Se utilizzassimo tutto il nostro tempo e le nostre energie per le cose piccole, non avremmo mai spazio per le cose realmente importanti.

Fai attenzione alle cose che sono cruciali per la tua felicità; gioca con i tuoi figli, prenditi il tempo per andare dal medico, vai con il tuo partner a cena, pratica il tuo sport o hobby preferito.
Ci sarà sempre tempo per pulire casa, per riparare la chiavetta dell’acqua, per pulire la macchina….

Occupati prima delle palline da golf, delle cose che realmente ti importano.
Stabilisci le tue priorità il resto è solo “sabbia”.

Uno degli studenti alza la mano e chiede cosa rappresenta il caffé.
Il professore sorride e dice: “Sono contento che tu mi faccia questa domanda.
E’ solo per dimostrarvi che non importa quanto occupata possa sembrare la vostra vita, c’è sempre posto per un paio di tazze di caffé con un amico”

Da anni si sente sempre parlare della crisi Alitalia, di dipendenti in sovrannumero e di spese inutili.
Sino ad arrivare ad un anno fa in cui si decide che la situazione non è più sopportabile e si decide di vendere la compagnia al miglior offerente.
Tralascio le polemiche sulla scelta di Air France per soffermarmi invece su di un aspetto che non capisco.

Tutti, dai sindacati ad Air France, sono d’accordo che esistono numerosi ‘esuberi’ (la bella parola sta ad indicare che esistono lavoratori che non hanno nulla da fare e che evidentemente sono stati assunti per ragioni politche o clientelari). La divergenza è solo nel numero.

Tutti sono anche d’accordo sull’esistenza di sprechi che andrebbero tagliati (l’articolo di Panorama al proposito è semplicemente allucinante:

(Un’orgia di sprechi e di spese folli per distruggere un’azienda).

A questo punto mi sorgono alcune domande:

  • Perchè il sindacato, invece di denunciare tali sprechi e tali esuberi, li ha invece imposti. E non contento di ciò ha bersagliato l’azienda, già in crisi, di scioperi più o meno selvaggi determinandone la distruzione dell’immagine sul mercato?
  • Perchè ci si rivolge a fantomatici terzi per imporre soluzioni che potrebbero essere fatte più semplicemente e con meno dolori dall’azienda stessa? Intendo dire perchè, se ci sono esuberi come in effetti vi sono, non ci pensa la stessa azienda, con il contributo del sindacato, a liberarsene? E se vi sono sprechi, come vi sono, perchè azienda e sindacati non si mettono d’accordo per eliminarli?
  • C’è forse bisogno di un estraneo per fare tutto questo?
    O non si vuole ammettere di aver sbagliato e si preferisce dare la colpa a terzi per gli inevitabili tagli?
    E se è così, qual’è il senso?
  • E i lavoratori possibile che non si accorgano di come sono stati abbindolati e portati al fallimento proprio da quei sindacati che avrebbero dovuto proteggerli ed aiutarli?
  • Perchè, quando si discuteva animatamente sul numero dei tagli al personale proposto da Air France, l’azienda ha assunto 401 nuovi dipendenti?
  • Perchè, durante l’agonia dell’azienda i sindacati le hanno inflitto danni per 32 milioni di euro con scioperi che difficilmente possono trovare una qualsiasi giustificazione?
    (Alitalia, l’agonia colpevole per colpevole)
Queste sono alcune delle domande a cui mi piacerebbe aver risposta.

Non ho alcuna intenzione di fare un’inutile polemica, ma desidero rendere note alcune mie considerazioni.

Innanzitutto l’antefatto.
Da circa otto anni sono un felice utilizzatore di Linux ed in tutto questo tempo avevo completamente dimenticato l’esistenza di un sistema operativo, Windows, di cui non sentivo la mancanza.
Sino al giorno, poco tempo fa, in cui mi sono deciso ad acquistare un navigatore satellitare della Garmin.
Sapevo che si basava su Windows, ma speravo in qualche maniera di poterlo utilizzare anche con Linux, magari utilizzando Wine.
Così non è stato: l’aggiornamento delle mappe richiedeva necessariamente il programma MapSource che gira esclusivamente su Windows.
Da qui è nata la necessità di reinstallare Windows XP su di una piccola partizione secondaria.
E da qui sono nati i problemi che mi hanno portato al titolo di questo post.

Ve li descrivo.

L’installazione è partita regolarmente, ma dei quattro dischi fissi che monto, Windows non è riuscito a vedere nessuna partizione. E si che usano file system noti e ben collaudati nel tempo!
Ho quindi dovuto formattare il più vecchio dei quattro dischi, un ATA, per dedicarlo esclusivamente a Windows.
Tutto è andato avanti come ci si aspettava, anche se l’operazione è durata abbastanza.
Alla fine è apparsa la videata del nuovo sistema operativo.
In quanto alle periferiche non ne aveva riconosciuta praticamente nessuna.
Inizia quindi una estenuante fase di inserimento di CD e DVD con drivers delle varie periferiche e successivo reboot del sistema (e posso ringraziare il cielo che avevo avuto cura di conservarli, anche se li avevo imbucati in soffitta e non mi è stato facilissimo il ritrovarli).
Possibile che nel 2008 tutto ciò sia ancora necessario?
Cominciano avenirmi seri dubbi sulla maturità di un tale sistema.

Comunque obtorto collo vado avanti.
Dopo alcune ore sono riuscito ad avere un sistema che riconosceva la scheda grafica, quella sonora (una comunissima Ensoniq), la stampante e lo scanner.
Non riconosciuta restava la scheda ethernet, senza la quale mi è impossibile collegarmi in rete.
La cosa in un primo momento mi è sembrata buona. No rete, no virus.
In seguito però la faccenda è diventata pesante.
Inizia quindi la ricerca di un driver per poterla utilizzare.
Senza esagerare ci ho messo due giorni (e svariate prove con drivers che non erano quelli giusti) prima di trovarne uno scaricabile gratuitamente dalla rete. Ad onor del vero ne avevo trovati dopo poche ricerche, ma per essere scaricati richiedevano un abbonamento a qualche strano sito con conseguente esborso di soldi.
Anche l’installazione di questo driver ha ovviamente richiesto un reboot del sistema.
Stesso discorso per un paio di programmi (alcuni della Garmin, altri freeware) che hanno sempre richiesto un reboot del sistema.

E arrivo alle conclusioni.
Dopo un incredibile sequenza di reboot mi sono ritrovato con un’interfaccia grafica a dir poco antica, almeno per chi, come me, è abituato a Linux. E non mi riferisco soltanto alla totale mancanza di effetti grafici, ma a tutto l’insieme. Un’unica scrivania al posto delle quattro cui sono abituato, un centro di controllo confusionario, l’impossibilità di configurare il tutto, fonts, aspetto finestre, eccetera, secondo le proprie esigenze (intendiamoci, forse è anche possibile, ma dopo mezz’ora di ricerche io ci ho rinunciato), l’apparizione continua di avvisi mai richiesti, la totale mancanza di conformità ai formati standard, anche quelli più semplici come il formato txt, l’arroganza con cui viene richiesto ogni cinque minuti l’aggiornamento del sistema, un continuo tentativo di connettersi alla rete senza che io avessi la più pallida idea del perchè e di cosa volesse fare (avevo per fortuna installato ZoneAlarm che ogni pochi mnuti mi avvisava di qualche tentativo).

Ora, considerando che il tutto è a pagamento (e la cifra non è nemmeno modesta) quale sia il motivo per cui Windows venga utilizzato da centinaia di milioni di persone resta per me un grosso mistero.
Io l’ho trovato antiquato (per intenderci indietro di almeno un decennio), poco piacevole, poco produttivo, senza alcun programma utile da poter utilizzare da subito, insulso al punto da non riconoscere nulla senza la presenza di appositi CD aggiuntivi, pronto a riempirsi di schifezze se si ha la malaugurata idea di connettersi alla rete e instancabile nei suoi tentativi di collegarsi in rete (a chi e per cosa fare ancora non l’ho capito) a mia totale insaputa.

Da qui la mia attuale convinzione: Windows XP è tutto quello che si vuole, tranne che un sistema operativo maturo per il desktop!

Il ministero dell’istruzione brasiliano ha deciso l’impiego di Linux con KDE nelle scuole pubbliche. Il provvedimento interessa 52 milioni di studenti che, secondo il Ministero, avranno la possibilità di utilizzare computer con software libero..
Con questa decisione il Brasile diventa probabilmente il più grande sostenitore ed utilizzatore del software aperto nel mondo.
Dall’inizio del 2007 sono entrati in funzione 50.000 desktops con Linux per gli impiegati statali.
Per le scuole il sistema prescelto è ‘Linux Educacional 2.0′, basato su Debian e KDE-3.5. Entro la fine del 2008 29.000 laboratori saranno attrezzati con questo sistema operativo; numero che crescerà a 59.000 entro la fine del 2009.
In un laboratorio normale saranno presenti un server e sette desktops, ciascuno dei quali con 2…5 terminali.

Indipendentemente va avanti il progetto ‘un computer per ogni studente’, progetto che prevede 150.000 desktops e 300 servers a basso costo.

Altre info:
Piacentini LiveJournal

Da poco è ricominciato lo sviluppo di XaraLX da parte della comunità open.
Come ricorderete il progetto era rimasto fermo per quasi due anni in seguito al rifiuto della società proprietaria di liberare l’ultima parte del codice, quella relativa al motore di rendering.
La situazione si è sbloccata quando gli sviluppatori si sono decisi di sostituirlo con Cairo, e quindi i lavori sono ripresi e siamo arrivati alla versione 0.7rev1785, quella che per l’appunto ho provato.

Il programma è velocissimo e molto semplice da usare, pur essendo molto potente. Per dare un’idea i due disegni qui sopra li ho fatti in non più di dieci minuti complessivi.
Non è ovviamente ancora completo (manca la parte per il ritocco delle immagini) e contiene qualche bug.
Per essere chiari, il programma è molto stabile, e l’unico bug che finora ho trovato riguarda la stampa. E’ un errore grave (il programma crasha miseramente quando si lancia la stampa, stampa che ovviamente non avviene) ed è dovuto all’interfacciamento di Xara con Gnome.
Fortunatamente è possibile esportare il lavoro fatto come pdf o ps e poi stamparlo da lì.

Ma quali sono le differenze rispetto a Inkscape?

Le differenze ci sono. In primo luogo XaraLX è molto più piacevole da usare, inteso come più immediato e veloce. Ha alcune caratteristiche migliori, ma d’altra parte manca ancora di alcune possibilità offerte da Inkscape.
L’impressione è che andando avanti con lo sviluppo Xara possa davvero diventare il programma di riferimento per la grafica vettoriale nel mondo Linux. Già oggi è un programma di tutto rispetto.
Se poi i due gruppi di sviluppatori (Xara e Inkscape) si riunissero, cosa che non avverrà mai, ne vedremo davvero delle belle.

Il programma si trova nelle repositories di Debian e Ubuntu, e quasi sicuramente in quelle delle altre maggiori distribuzioni, e secondo me vale assolutamente la pena di installarlo e provarlo.
In rete si trovano molte guide, generalmente sotto forma di video.
I due link seguenti portano rispettivamente al sito di XaraLX e all’indice di alcune guide.

Buon divertimento.

Xara Xtreme
Workbook index

Come era previsto le elezioni si sono concluse con la bocciatura del governo Prodi e con l’incarico a Berlusconi di risolvere i gravissimi problemi lasciati dal precedente governo.

Ma la novità più positiva è senza dubbio la sparizione dal Parlamento della miriade di partitini che avevano l’unico scopo di alimentare le proprie clientele.
Tra questi è finalmente sparito anche l’ultimo retaggio antistorico: la falce e martello insanguinata, il simbolo repellente di regimi condannati già da alcuni decenni definitivamente dalla Storia, non svilirà più il nostro Parlamento.

E’ forse il fatto più positivo scaturito dalle urne. Speriamo sia un fatto definitivo e non solo una felice tappa nella nostra storia.

Questo presuppone che la scelta coraggiosa di Veltroni di dar vita ad un nuovo movimento credibile e democratico continui e si rafforzi, portando così il Paese nella situazione di poter liberamente scegliere in futuro tra due possibili alternative democratiche e moderne.

Intanto oggi possiamo rallegrarci nella certezza che l’Italia è più libera e democratica.

Grazie, Silvio!